Badanti
violenze, pizzo e ricatti: merce dei clan
di Roberto Saviano Elga ha 49 anni, tutti i giovedì e le domeniche incontra nella piazza Vanvitelli, a Caserta, le sue connazionali. Quasi tutte sono badanti come lei, qualcuna più giovane fa la colf di mattina e la cameriera in pizzeria di sera. Elga è polacca, originaria di un piccolo paesino vicino Olsztyn, la città di Copernico, e stanca si è decisa a raccontare cosa è costretta a subire da anni. «Ogni badante - dice Elga in perfetto italiano - deve pagare dal 30% al 50% di quello che guadagna agli uomini». Le chiediamo chi sono questi uomini: «Quelli che ti hanno fatto prendere il lavoro» risponde sicura. I clan che gestiscono il racket delle badanti sono russi o albanesi ma hanno intermediari di ogni nazione, polacchi, ucraini, rumeni infiltrati nelle comunità degli immirati. Impongono un dazio sullo stipendio di badanti, colf o lavoratori immigrati dei cantieri edili. Chi non paga viene picchiato a sangue e come Elga drammaticamente ricorda «molte donne sono state violentate perché non avevano pagato, ma per paura non dicono niente». Il meccanismo dell'estorsione non si fonda solo sulla violenza, pagare è un modo per «stare sulla piazza» e accedere al mercato del lavoro. «Appena arrivi a Napoli - racconta Elga -da sola non trovi nessuno che ti fa lavorare, allora tutte ti dicono di andare da loro. Così mettono il tuo numero sui giornali, fanno passare la voce e trovi lavoro». I clan gestiscono una sorta di collocamento informale molto efficiente, mediano con le famiglie e creando una buona reputazione, se non paghi invece diffondono voci infamanti, capaci di non far assumere una badante. La potenza del racket non finisce qui: «Senza il pizzo non riesci a mandare i soldi ai tuoi familiari e hai mille difficoltà per il permesso di soggiorno». I clan infatti gestiscono i versamenti bancari dei migranti attraverso funzionari compiacenti che bloccano i pagamenti non permettendo di far ricevere soldi alla famiglia. Al contrario dopo «il pizzo», le tasse di cambio valuta e di operazione bancaria diventano facili e convenienti. Per il permesso di soggiorno i clan riescono ad intervenire direttamente in questura garantendo velocità di pratica e sicura riuscita come Elga dice: «Basta andare un giorno all'ufficio immigrazione di Caserta e vedere la difficoltà di un immigrato qualsiasi». Non tutte però restano in silenzio. Ad Aversa circa tre mesi fa alcune badanti russe hanno denunciato un clan di ceceni (ex-guerriglieri). Le nuove organizzazioni criminali in ogni caso godono di una stretta alleanza con la camorra. Non potrebbero del resto agire senza il permesso dei clan locali a cui devono versare parte dei loro profitti.di Roberto Saviano
14 May 2004
