Immondizia, ai casalesi la sentenza
L'economia dei rifiuti è gestita dal clan di Sandokan
di Roberto Saviano Le inchieste della magistratura dimostrano che l'economia dei rifiuti è gestita dal clan di Sandokan Schiavone. Mentre la Fibe si affida a mediatori ambigui per trovare i terreni dove installare impianti da Cdr L a grande assente, il termine muto, la parola che viene strozzata in gola o accuratamente evitata quando si fa riferimento all'inceneritore di Acerra ma più in genere alla questione rifiuti è il termine camorra. Eppure le inchieste giudiziarie passate o in corso, i dati pubblicati dagli istituti statistici dimostrano che la quasi totalità dell'economia dei rifiuti è gestita dalla criminalità organizzata: il clan egemone, non solo in Campania ma in tutt'Europa, è quello dei casalesi. Un'organizzazione con un alto profilo imprenditoriale, la cui capacità di investire in attività redditizie e pulite rende inattaccabili la parte maggiore dei suoi capitali e delle sue proprietà. Le aziende della camorra riescono a vincere gli appalti per lo smaltimento da imprese conniventi del nord Italia e del centro Europa che poi attraverso la falsificazione di documentazione amministrativa che attesta lo smaltimento in impianti inesistenti, sotterrano i rifiuti tossici in campi aperti, cave dismesse discariche abusive. Il cartello criminale è retto da Antonio Iovine e Michele Zagaria, latitanti da oltre 10 anni. Una sorta di diarchia che risulta essere una vera e propria reggenza in continuità con il potere di Sandokan Schiavone attualmente in carcere. Proprio Antonio Iovine detto O'ninno secondo le indagini è la mente imprenditoriale del clan, è dopo una sua decisione che le politiche camorristiche della spazzatura sono diventate fattuali. E' con questa corposa massa di dati che bisogna avvicinarsi alla questione acerrana dell'inceneritore altrimenti si rischia, come è stato fatto in questi anni, di cianciare di argomenti vacui alla ricerca di motivazioni apparenti e ragioni esclusivamente formali ma ben distanti dalla realtà. La lunga storia dell'inceneritore vede susseguirsi una serie complessa e contorta di operazioni economiche e politiche iniziata alla fine degli anni `90 quando un imprenditore di Afragola acquista dai contadini acerrani una serie di piccoli appezzamenti di terra in zona Pantano di Acerra al triplo del prezzo di mercato Unendo questi piccoli fazzoletti di terra l'imprenditore ne ricava un prezioso e vasto latifondo che pochi mesi dopo per una assai bizzarra coincidenza la Regione Campania (allora giunta Rastrelli) considerò interessante per insediarci un impianto per la generazione di energia elettrica. L'imprenditore così vende il suo latifondo alla Fibe che di lì a poco vincerà l'appalto per la costruzione e gestione di tutti gli impianti di smaltimento campani, precisamente 6 Cdr e due inceneritori. Le forze che si oppongono alla costruzione dell'inceneritore tra cui i Cobas e il Movimento Cittadino sostengono che optare per l'utilizzo dei rifiuti come combustibile è un passo indietro verso il raggiungimento di una prassi ecologica corretta che vede nel riciclaggio il perno per la soluzione dell'accumulazione dei rifiuti. Insomma una coscienza ambientale foggiata attraverso un recupero che trasforma il rifiuto in risorsa piuttosto che in combustibile per una centrale elettrica di cui non v'è necessità e che non risolverebbe il problema dei fumi e delle ceneri tossiche. Le preoccupazioni dei Cobas e del Movimento Cittadino sono certamente da tenere in considerazione ma prendendo in esame esclusivamente il progetto, il termovalorizzatore di Acerra non risulterebbe inquinante più di un qualsiasi opificio o conceria. Eppure c'è un ma: l'eventualità, non remota, di un uso non corretto dell'impianto che di fatto renderebbe nulle le garanzie del progetto. L'inceneritore che dovrebbe essere attivato ad Acerra è del resto costruito sulla falsariga di quello di Brescia che non ha creato sino ad ora nessun tipo di danno all'ambiente. Ma Brescia grazie ad una matura politica di raccolta differenziata riesce a rendere minimo l'impatto ambientale. Riuscirà a fare altrettanto Acerra e la Campania? Non basta quindi un inceneritore per risolvere la questione dei rifiuti. I movimenti che in Campania si sono opposti alle discariche così come all'inceneritore possiamo con tranquillità definirli genuini, innescati da reali paure di vedere la propria vita mutata, aggredita, soffocata da fumi e rifiuti. Ciò però, come dimostrano gli arresti di Parapoti, non significa che non ci siano infiltrazioni da parte dei clan nell'affare, anzi. Ormai è elemento logicamente assodato che la cupola casalese smetterà di inzolfare la protesta e disarticolare il sistema della raccolta dei rifiuti solo ed esclusivamente nella misura in cui gli verranno concessi in subappalto la costruzione prima (con le proprie ditte edili) e la gestione poi (con le loro ditte di raccolta) degli impianti inceneritori. Proprio riferendosi a quest'ipotesi bisogna muoversi per monitorare con attenzione ogni passaggio nell'ambito dello smaltimento dei rifiuti. Bisognerà anche capire perché la Fibe continua a locare i siti di stoccaggio (non presenti tra l'altro nel progetto originario) non contattando direttamente i proprietari ma affidandosi a mediatori ambigui a cui preferisce pagare i fitti ed affidarsi per trovare i terreni.di Roberto Saviano
02 July 2004
