"Saviano believes in smelling “the hot breath of reality”" Economist  
il Manifesto
23 July 2004  

Sandokan eroe a caso

una storia di camorra

di Roberto Saviano

Nel casertano diventa un cult il testo sulla crescita esponenziale della camorra, da Antonio Bardellino a Sandokan Schiavone. Lettura preferita dai giovanissimi viene venduto anche nei supermercati.
Parla Nanni Balestrini, autore del libro che ha scatenato l'ira del clan Casalesi.


Lo sguardo di Nanni Balestrini si è posato su un territorio, il casertano, dove trova origine uno dei sodalizi criminali ed imprenditoriali più potenti e violenti d'Europa, il clan dei casalesi.
Sandokan. Una storia di camorra. (Einaudi, pp.130, 13 euro) non è un romanzo sulla camorra, neanche un reportage narrativo, né un'inchiesta. Balestrini ha scritto un flusso d'esperienze e riflessioni, una traccia diuturna, una fenomenologia della vita al tempo della camorra. E' infatti un racconto senza punteggiatura, come può essere l'oralità di una discussione scambiata in un bar di provincia nella desolazione di un pomeriggio. La voce narrante è quella di un ragazzo che vede la sua vita formarsi e comporsi nell'arco di tempo in cui il clan dei casalesi raggiunge con Antonio Bardellino il vertice sommo dell'economia mondiale e del potere politico e militare. Faide, truffe, operazioni finanziarie, morti innocenti, elezioni manipolate, una provincia d'Italia quella che emerge dalle parole del ragazzo, che attraverso la mortificazione del territorio fattura quantità di capitali astronomici che poi vengono investiti in ogni parte del mondo. Un'accumulazione originaria violenta che si metamorfizza poi in economia legittima, in opulenza borghese. La dialettica tra economia illegale ed illegale è velocissima, i perimetri dell'una e dell'altra sovente si confondono. Balestrini riesce a creare una commistione tra la barbarie militare finalizzata alla «raccolta» del capitale e l'intelligenza e sagacia imprenditoriale capace di investire e rendersi competitiva su mercati nazionali ed internazionali. Il titolo del libro, Sandokan, è in realtà soltanto un riferimento simbolico al capo attuale della cosca dei casalesi che con questo suo nome epico, datogli in paese perché somigliava a Kabir Bedi il mitico Sandokan televisivo. In realtà il vero protagonista è Antonio Bardellino ed il suo esponenziale potere, la capacità di organizzare un clan, poi ereditato da Sandokan, simile all'intera Cosa Nostra, capace di egemonizzare la Nuova Famiglia, il gruppo camorristico-imprenditoriale-politico che si contrappose alla NCO di Cutolo e seppe coinvolgere i politici democristiani e socialisti più importanti degli anni `80 e `90. Quando è stata annunciata l'uscita del libro molti ragazzetti aversani, di Casale, di San Cipriano, preferivano marinare la scuola pur di entrare nelle librerie e chiedere «il libro di Schiavone», decine e decine di noti affiliati hanno fatto scorpacciate di libri, e in paese, a Casale così come a Casapesenna, il libro è stato esposto vicino alla cassa nei supermercati, messo in bella mostra nei bar e nei tabacchi. Francesco Schiavone pur avendo denunciato per diffamazione l'autore e l'Einaudi (il tribunale di Torino ha però già respinto ogni accusa) evidentemente ha espresso parere positivo sul testo, altrimenti non un copia si sarebbe venduta nel territorio egemonizzato dai casalesi. Schiavone del resto ha cercato di utilizzare questa pubblicazione per far appello alla Cirami adducendo che la corte era stata influenzata dal romanzo. Anche in questo caso gli è andata male.

Il libro è considerato una sorta di epica della storia del clan e del loro potere assoluto. Ma oltre questa spinta d'orgoglio v'è anche l'interesse in molti giovani che vivono una vita identica a quella descritta dalla voce narrante e che dinanzi a questo libro sono rimasti stupefatti di come il loro inferno per una volta ha trovato asilo ed interesse, e nella distanza della pagina scritta loro stessi hanno percepito la gravità del silenzio che incombe su questo territorio e sulla mostruosità del loro quotidiano vissuto in queste terre di provincia.

Nanni Balestrini, come nasce quest'interesse verso il territorio casertano?
Sono stato attratto dalla storia del clan Bardellino, un fenomeno che mi è sembrato esemplare per la sua traiettoria fulminante e devastante, per la sua incidenza sul tessuto sociale, per l'utilizzazione che ha saputo fare delle più moderne tecniche della finanza globale e del commercio internazionale, efficacemente applicate all'industria del crimine.

Come mai un sodalizio criminale come quello dei casalesi sia così potente, al pari di COSA NOSTRA, e così sconosciuto?
Anch'io non ne conoscevo l'esistenza fino a qualche anno fa, l'ho appresa del tutto casualmente. Penso dipenda dal fatto che la mafia e la camorra napoletana hanno una lunga storia, eventi e personaggi di cui si sono occupati ampiamente i mass-media e a cui hanno attinto la letteratura e il cinema. Qui si tratta invece di un episodio degli anni 80 che è rimasto confinato nelle cronache locali, e le cui reali dimensioni non sono mai apparse del tutto visibili.

L'estremismo politico degli anni 70, il mondo degli ultrà, ora la camorra adopera la letteratura come forma di denuncia civile?

Mi interessano storie collettive che polarizzino momenti significativi del nostro presente. Mi interessa utilizzare linguaggi corali che mettano in scena situazioni esemplari della nostra società. Penso che tutto questo potrebbe dar luogo sul piano letterario a un'epica moderna. E che possa avere come conseguenza anche un valore di denuncia morale e civile, che però sta al lettore voler ricavare.

Che ne pensa di questa bizzarra diffusione del libro nel casertano?
Mi sembra naturale, gli eroi locali, anche e soprattutto gli eroi del male hanno un grande potere di attrazione e di fascinazione. E in più c'è il fatto che nei meccanismi della camorra è coinvolta a diverso titolo una parte non indifferente della popolazione della zona. Questo libro non contiene messaggi, riferisce degli eventi e dei comportamenti. Io spero che riconoscendosi in essi il lettore possa sentirsi spinto a uscire mentalmente da un'accettazione passiva e rassegnata di situazioni senza futuro e senza salvezza.


di Roberto Saviano
23 July 2004
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