"Il fouillait, enquêtait, accumulait, décortiquait. Résultat de ce travail (...), « Gomorra »" Marcelle Padovani, Le Nouvel Observateur  
Corriere del Mezzogiorno
05 February 2006  

Il «bomber» voluto dal boss

I retroscena della faida di camorra esplosa nel centro storico di Napoli. Dietro la faida della Sanità

di Roberto Saviano

La guerra è iniziata.E non terminerà presto, come anche il pm antimafia Raffaele Cantone stesso ha previsto affermando «la guerra nel centro storico di Napoli sarà lunga». Al centro storico si è insinuato un conflitto inaspettato innescato da un silenzioso modificarsi della struttura del narcotraffico e dei clan. Il territorio della Sanità è il centro del conflitto, il clan Misso è il gruppo al cui interno sono saltati gli elementi di equilibrio, generando una sorta di fronda che sta assumendo sempre più la caratteristica di scissione. 

Tutto era iniziato con l’omicidio di Umberto Melotti ucciso il 5 ottobre in via De Deo ai quartieri spagnoli, seguito dall’assassinio di Antonio Colucci, detto Tonino ’o mericano, colpito nell’agguato del 29 novembre. Due giorni dopo, nel cuore della Sanità arriva la risposta, con la sparatoria che segna la morte di Ciro Scarallo e Ciro Daniele, pregiudicati vicini al clan Misso. Dopo l’esecuzione di Bruno Maltese e quella di Ciro Beninato il 13 dicembre, si era sperato in una tregua, mal’agguato al boss del Cavone Ciro Lepre,’o sceriffo, che si è salvato per un pelo rimediando una mandibola spappolata ed una guancia lacerata e gli omicidi di Vincenzo Benitozzi e del cognato di Misso, Salvatore Mirante, hanno presto smentito quest’ipotesi. Agguati eseguiti con la stessa tecnica militare. Killer che sparano in faccia. La regia di questa nuova conflittualità si trova in Ettore Sabatino. Lui è l’uomo di Secondigliano trasferito alla Sanità e che secondo le informative delle forze dell’ordine attualmente, in questa fase di alta conflittualità, si troverebbe in Germania. Sabatino venne acquistato da Misso per rinforzare il suo clan come una squadra di calcio fa solitamente con un bomber, un attaccante, una punta. Sabatino, dopo aver avuto contrasti con l’Alleanza di Secondigliano, e precisamente con la famiglia dei Lo Russo, si era allontanato dal gruppo criminale senza innescare conflitti. Si sentiva stretto a fare il gregario, e così decise di mettersi sul mercato dei clan. Sempre più spesso gli indotti militari trasmigrano da un clan all’altro a seconda delle offerte: Sabatino fu acquistato da Misso e portato alla Sanità. Il suo soprannome «l’emigrante» è dovuto proprio a questo spostamento, piccoli in termini di chilometri, da Secondigliano alla Sanità. ma decisivo per gli equilibri criminali. Al clan di Misso servivano riferimenti con i trafficanti di coca ed eroina e soprattutto batterie di fuoco affidabili. Dopo l’arresto di Paolo Di Lauro considerato, secondo le dichiarazioni di Salvatore Giuliano, l’unico rifornitore di tutta la droga che passava dalla Sanità, i secondiglianesi «d’importazione» guidati da Sabatino hanno potuto procacciarsi autonomamente le forniture e questo li ha slegati dalle gerarchie imposte da Misso sino ad allora. Ecco il fulcro centrale della guerra, la volontà di aprire una grande piazza di spaccio nel cuore di Napoli creando un territorio d’approvvigionamento autonomo slegato dai dazi dei vecchi boss. L’obiettivo di Sabatino sarebbe quello di creare nel centro storico di Napoli un gruppo capace di rifondare l’attività del narcotraffico e degli investimenti nel commercio in un territorio da anni egemonizzato da famiglie «superstiti» come i Mariano e i Lepre, gruppi non più in grado di fare business ma solo di sopravvivere con il crimine classico del pizzo, del piccolo spaccio e dei cavalli di ritorno sui furti d’auto e di motorini. Sabatino ed i suoi fedelissimi stanno lavorando ad un’organizzazione trasversale con appoggi anche nel vesuviano che tenti di raccogliere tutti gli scontenti delle famiglie in declino e di coinvolgerle nel suo progetto di riforma camorristica del centro storico. In quest’ottica Sabatino— secondo le indagini in corso—avrebbe tentato l’alleanza con i Festa, sottogruppo della potente famiglia Lepre del Cavone. L’obiettivo dell’alleanza sarebbe l’apertura di una piazza di spaccio a piazzetta Santa Cesarea. Ma il progetto è ben più ampio e coinvolge anche i Quartieri Spagnoli. Proprio un ex scissionista dei Mariano, Umberto Melotti, recentemente ammazzato a via De Deo, era entrato in contatto con uomini di Sabatino che stanno cercando di generare alleanze tra i gruppi dispersi dei Quartieri Spagnoli. La camorra stracciona, come la ebbe a definire Paolo Mancuso, decimata dagli arresti, incapace di emanciparsi dall’estorsione ai dettaglianti, forse sta mutando nuovamente il suo volto. Il centro storico potrebbe ridiventare quel centro di frullato criminale che fu negli anni del contrabbando e della prima diffusione dell’eroina. Mentre il gruppo Misso riesce ad entrare nella gestione dei negozi attraverso i prestiti ad usura e investe nei monti dei pegni sparsi ovunque, i suoi sottogruppi stanno tentando di fare il salto di qualità e sfruttare la profonda crisi economica che attraversa tutte le famiglie di camorra del centro storico per mettere su indotti di spaccio capaci di rilanciare anche nel cuore di Napoli una liberalizzazione dei prezzi della droga, attirando, come a Secondigliano, consumatori e piccoli narcotrafficanti di tutt’Italia. In questa situazione di alta conflittualità si tengono da parte stranamente i Pirozzi famiglia da sempre legata agli uomini di Misso. Congrande probabilità avranno acquistato neutralità attendendo l’esito finale del conflitto per poi decidere chi appoggiare. Se la fianco di Misso, che attualmente si trova sguarnito di forze militari consistenti, dovessero scendere in campo gli alleati di un tempo, i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio partendo dalle loro roccaforti a Forcella e Santa Lucia, e i Sarno di Ponticelli, la guerra di camorra del centro storico potrebbe essere molto lunga e terribilmente feroce.


di Roberto Saviano
05 February 2006
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