"Saviano believes that the Camorra (...) remains as centrally integrated into life here as ever, a dark and never-purged mirror image of Italy" Ian Fisher NYT  
Corriere del Mezzogiorno
27 April 2006  

Il pm Marino:«Stato d’allerta in vista delle amministrative». Il voto di scambio a Napoli

Dalla pasta alle foto mms: storia del voto di scambio

di Roberto Saviano

La pratica del voto di scambio, il metodo per cui in cambio di danaro, favori, piaceri, un uomo politico o un partito riceve il proprio voto trova a Napoli la capitale, l’origine della prima strutturazione sistematica di una prassi divenuta ormai organica alla democrazia italiana. 

Come veniva segnalato negli atti della Commissione parlamentare antimafia nel 1992 presieduta da Luciano Violante, la legge elettorale del 1953 che disciplina e reprime il voto di scambio nasce proprio dall’inizio dell’esperienza del laurismo a Napoli. Una prassi divenuta leggenda: gli uomini del comandante Achille Lauro a una settimana dalle elezioni distribuivano pacchi di pasta, scorte di frutta, barattoli di pelati e sacchi di patate. C’è poi la celebre storia delle scarpe regalate, la sinistra prima delle elezioni, la destra a risultato ottenuto. Successivamente i meccanismi di scambio di voto sono divenuti assai più sibillini, complessi, a volte imperscrutabili. A Napoli, negli anni ’90, l’ex procuratore capo Agostino Cordova scriveva: «Si tace del voto di scambio politico- mafioso, reato del tutto virtuale date le sue rarissime apparizioni ufficiali, pur essendo a tutti noto che i mafiosi e le loro vastissime articolazioni non solo votano,ma soprattutto fanno votare: per chi, é un mistero permanente e non mai affrontato. Eppure la legge punisce solo la promessa di voti contro erogazione di denaro, e non anche di qualsiasi altra utilità, non essendo stata approvata tale ipotesi alternativa, su iniziativa dell’allora Ministro di Grazia e Giustizia in sede parlamentare». Negli anni ’90 la trasformazione di camorra, mafia, ’ndrangheta e sacra corona unita in holding imprenditoriali mutò anche le logiche di scambio. In Calabria negli anni ’80 le cosche distribuivano in cambio dei voti benefici modesti, come i buoni benzina, a Napoli i pacchi di pasta. Negli anni ’70 e ’80 era in voga anche il gioco delle combinazioni delle preferenze: quattro numeri secondo una sequenza particolare, oppure all’interno dei quattro numeri un numero che nessun altro votava. Poi le cose cambiarono profondamente. E per la camorra imprenditrice merce di scambio divennero gli appalti pubblici tagliati su misura per le sue imprese di riferimento, il controllo dei posti di lavoro sul territorio, la fornitura di calcestruzzi. Dopo la morte dei magistrati Falcone e Borsellino venne approvata una legge ancor più severa, la 416 ter, che puniva per associazione mafiosa chiunque promettesse, per ottenere consensi elettorali, non solo denaro, ma anche e soprattutto concessioni, autorizzazioni, appalti, contributi, finanziamenti pubblici o qualsiasi profitto illecito. Carmine Alfieri il boss della Nuova Famiglia, il cartello camorristico che sconfisse la NCO di Cutolo, una volta pentitosi raccontava che gli uomini politici si mettevano in fila, quando lui a Nola li riceveva nel suo ufficio, come una sorta di manager, per promettergli vantaggi e affari in cambio di un suo appoggio alle elezioni. Oggi la grande differenza tra camorra e Cosa Nostra è che mentre per i siciliani il capo-mandamento, il mafioso ha un profilo politico e gli affari dell’organizzazione mafiosa si articolano nella relazione tra politica e clan, i gruppi campani capaci di strutturarsi in organizzazioni imprenditorial- criminali arrivano alla politica attraverso il business e non al business attraverso la politica. In questo caso è il politico ad andare dal camorrista, e non viceversa. Oggi il voto di scambio si è tecnologizzato come denunciato nel 2003 durante le elezioni regionali a nord di Napoli, dove gruppi legati all’Alleanza di Secondigliano pagavano agli elettori che avevano votato per i candidati da loro protetti ma soltanto dopo che i votanti avessero mostrato la prova: la foto Mms della scheda elettorale fatta con i cellulari all’interno del seggio . La precarizzazione ha persino inabissato il valore del voto. Quello che prima veniva dato in cambio di un favore, di un lavoro, di una sostanziosa fornitura di cibo, ora è svalutato. Il massimo della tecnologia unita al minimo del dispendio. Oggi la camorra compra un voto ad un prezzo medio di 50 euro.


di Roberto Saviano
27 April 2006
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