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il Manifesto
30 July 2004  

Camorra napoletana. Il silenzio dei colpevoli

Con un giro finanziario pari a 5000 milioni di euro e 234 omicidi nel 2003, Napoli si conferma territorio di camorra in mano all'Alleanza di Secondigliano. Ma stampa e politica lo considerano un fenomeno marginale

di Roberto Saviano

E' l'impresa più potente d'Italia con un fatturato annuo che supera i 40mila milioni di euro. Eppure la camorra, è un fenomeno attualmente sottovalutato, sempre più considerato come elemento marginale, sanguisuga assetata che attacca in paesi di frontiera, in luoghi sperduti di provincia, relegata a territori di sottosviluppo. 

Questa è una visione distorta portata avanti da una politica incapace di affrontare il macrofenomeno camorristico preferisce considerarlo inesistente, lasciando scomparire dai propri programmi politici la battaglia ai clan e lasciando che ingenti investimenti vadano senza particolari controlli a finanziare progetti di facile infiltrazione di ditte riconducibili ad organizzazioni camorristiche. In Campania si contano secondo i dati Eurispes il 46.7% del dato complessivo nazionale degli omicidi riconducibili alla criminalità organizzata questo dato assieme all'egemonia imprenditoriale dei clan sono la dimostrazione oggettiva che l'azione camorristica si dipana nel cuore dell'economia e della finanza non solo dello Stato italiano ma in tutta Europa riuscendo come le ultimissime indagini della DDA di Napoli hanno rilevato, ad inserirsi nella rete finanziaria mondiale, da Bogotà a New York. D'altra parte l'attenzione dedicata dalla stampa nazionale al fenomeno è quasi inesistente, qualche traccia d'interesse - anch'essa limitata - è totalmente assorbita dalla mafia siciliana che per effetto «Padrino» come diceva il vecchio mafioso Michele Greco, «attira». Silenzio sulla camorra, silenzio totale sulla N'drangheta. Economie milionarie capaci di gestire bilanci pari a manovre finanziare dell'intera Europa vengono ignorate mentre al contempo ciò che riempie i comizi politici è la lotta alla microcriminalità o alla camorra dei clan emergenti e degli affiliati allo sbando, quella che infastidisce per la sua visibilità. Il silenzio cade quando si tratta di affrontare gli investimenti economici, le ditte, gli appalti, le costruzioni, gli abusi. Contro di essa non v'è politico che si espone, «perduta l'economia criminale, il capitalismo non esiste» dice Hans Magnus Enzesberger in Politica e Crimine (Bollati Boringhieri, 1998). Mai come negli ultimi dieci anni la criminalità organizzata è riuscita a generare un polo di economia legale capace di imporsi sul mercato grazie a prezzi concorrenziali e qualità imprenditoriali. Le imprese legate ai clan possono godere di un doppio livello di profitto, in tempo di recessione infatti attingono all'economia illegale che foraggia quella legale. La camorra napoletana negli ultimi tre anni ha gestito un economia di 5000 milioni di euro, e questi sono solo dati approssimativi. Napoli detiene nel 2003 il primato di esecuzioni di camorra con 234 uccisioni. Il cartello camorristico dell'Alleanza di Secondigliano, il clan Di Lauro, ed il clan Nuvoletta egemonizzano Napoli e larga parte della provincia. L'Alleanza di Secondigliano nasce dalle ceneri della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri ed Antonio Bardellino alla fine degli anni `90 e comprende una serie di boss di grande calibro come Eduardo Contini, Francesco Mallardo, Gennaro Licciardi e Gaetano Bocchetti. L'Alleanza detiene come forza economica principale lo spaccio di stupefacenti e controlla attraverso un forte decentramento dei poteri il racket sui trasporti e sui cantieri edili. Nel corso degli anni l'Alleanza di Secondigliano ha subito diverse scissioni e battute d'arresto, soprattutto con il progressivo rafforzamento dell'organizzazione di Paolo Di Lauro detto Ciruzzo o'milionario che controlla oltre che alcune zone di Napoli anche Bacoli, Monte di Procida, Arzano, Casavatore, Melito e Mugnano. Uno dei boss più potenti in circolazione, latitante da due anni, Di Lauro riesce a ricavare un profitto pari al 500% dell'investimento iniziale ciò significa che il clan riesce a fatturare quotidianamente un milione di euro. Paolo Di Lauro attraverso l'alleanza con i Nuvoletta di Marano, cosca legata da sempre a CosaNostra, è riuscito ad avere suoi personali contatti con i Narcos sudamericani e quindi a gestire l'importazione di droga autonomamente senza dover ricorrere alla mediazione di altri clan. Questa autonomia aggiunta ad una profonda capacità imprenditoriale di riciclare danaro e rinvestire in attività lecite ha reso Di Lauro un boss potentissimo. Le ultime indagini hanno sgominato una consistente fetta del'economia legale gestita dall'Alleanza all'estero, soprattutto in Francia e Usa. Negli States il cartello criminale aveva impiantato aziende che assemblavano prodotti contraffatti o acquistati a bassissimo costo poi provvedeva alla distribuzione ed alla vendita al dettaglio. Un economia capace di fatturare cifre astronomiche in una manciata di mesi. Il direttorio economico della camorra napoletana installato oltreoceano era composto da Mario Buonocore (con funzioni di direzione), Gaetano Attardo, Salvatore Barbieri e Gabriele Silvestri (che dovevano gestire i contatti tra le varie filiali estere). I mercati in cui la camorra napoletana investe sono sopratutto abbigliamento (gestione egemonizzata da Licciardi), ma anche falsificazione dei trapani Bosch e delle macchine fotografiche Canon (diretta direttamente da Di Lauro). Un mercato quello del falso che può godere di prodotti identici a quelli originali perché acquistati in Cina dalle stesse aziende che li producono per le case originali. La camorra di Secondigliano esporta quindi prodotti identici a quelli originali riuscendo quindi a sfaldare la concorrenza immettendosi con prezzi d'avanguardia sui mercati internazionali. La DDA afferma infatti che «la forza dell'Alleanza di Secondigliano deriva dalla sua proiezione economica in campo internazionale». Attualmente dopo la caduta del clan Giuliano di Forcella il clan Mazzarella (esso stesso imparentato con i Giuliano) ha preso in totale ossequio con l'Alleanza di Secondigliano, il controllo del centro storico attraverso la gestione del racket ed il controllo dello spaccio di droga. Il potere legale dei clan, la sua capacità imprenditoriale ha di fatto smesso d'essere «camorra» oggi infatti il potere dei clan si chiama «sistema» nessun camorrista si definisce tale, come ai tempi di Cutolo ma semmai «appartenente al sistema di Secondigliano». E' interessante poi il fatto che lo stipendio dato ad un membro del clan è di circa 600 euro mensili, ed il suo «indennizzo» per un omicidio è di circa 2.500 euro più un allontanamento dal territorio spesato dal clan, secondo quanto dicono diversi pentiti. Non è quindi come si può intuire conveniente essere camorrista, e su tale verità bisognerà interrogarsi e cercare di disarticolare proprio il bacino che genera la manovalanza dei clan che protegge ed innesca l'assai più redditizia carriera degli imprenditori camorristi.


di Roberto Saviano
30 July 2004
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