Acerra, polmone di cemento
I cementifici sono il principale fattore d'inquinamento ad Acerra. L'Enea conferma e l'Asl 4 di Na rileva che vi è stato un aumento di leucemie e linfomi. Ma il termovalorizzatore va costruito
di Roberto Saviano Acerra vive un incubo ambientale degno delle peggiori distopie di Philip K. Dick o dei racconti di Lovecraft. Nello spazio di pochi chilometri si concentrano infatti una molteplicità di strutture che inquinano l'ambiente rendendo il particolato atmosferico carico di veleni. Le proteste attualmente si orientano completamente contro l'inceneritore, ma paradossalmente i manifestanti potrebbero trovarsi in una situazione tale che pur combattendo il termovalorizzatore le condizioni ambientali del territorio non miglioreranno affatto proprio perché si sono ignorate le cause prioritarie dell'inquinamento. La Montefibre nel corso degli anni di massima produzione è stata responsabile del deterioramento progressivo e continuo dei prodotti agricoli acerrani causando un netto impoverimento di una attività che era fiore all'occhiello dell'entroterra campano. Già nell'87 un decreto del Ministero dell'Ambiente definiva Acerra territorio ad alto rischio ambientale. Recentemente l'Anpa e l'Arpac hanno confermato i dati circa la pericolosità dell'inquinamento atmosferico sulla salute pubblica, e l'Asl 4 di Na rileva che - in controtendenza sull'andamento nazionale - vi è un notevole aumento di leucemie e linfomi unitamente ad altre malattie degenerative. Le fonti principali sono le industrie inquinanti: Montefibre (soprattutto in passato) e cementifici tra cui l'azienda Cementir di Maddaloni, da aggiungere una quantità elevata di discariche abusive dove il clan dei casalesi smaltisce rifiuti tossici. Quindi c'è l'abusivismo edilizio di matrice camorristica del territorio dei regi lagni che ha inquinato le acque superficiali e profonde, tanto da spingere il comune ad emanare un'ordinanza sindacale per la chiusura di alcuni pozzi per l'irrigazione dei campi, creando danni enormi alle attività agricole. Questo malgrado l'agro acerrano viene definito dal D.P.S.E. della Provincia di Napoli del dicembre 2000 ai sensi del dlgs 267/2000 «territorio che per la natura favorevole dei suoli e abbondanza di acqua svolge un importante e fondamentale ruolo nella produzione agricola». La battaglia ai cementifici nel corso degli anni è stata praticamente inesistente eppure questi, tra cui il Cementir del gruppo Caltagirone, sono responsabili secondo uno studio dell'Enea del 13,5% su un totale di 14,2% dell'inquinamento ambientale della zona. La polvere dei cementifici può infatti provocare sulle piante delle incrostazioni che interferiscono con il processo di fotosintesi, in quanto intercettano la radiazione solare. E ancor peggio possono provocare aggravamenti di malattie asmatiche, oltre agli effetti tossici diretti sui bronchi e sugli alveoli polmonari. Studi scientifici accertati dimostrano che le polveri di cemento generano la silicosi. Ad Acerra non c'è stata dunque una valutazione generale dei problemi. I cementifici, il termovalorizzatore, la Montefibre, le discariche, non vengono messi in relazione tra loro, pur incidendo tutti sul medesimo ambiente, ma risultano prese in considerazione singolarmente come se l'attività inquinante si frammentasse suddividendosi nei polmoni degli cerrani come nei documenti burocratici. In tal senso si aggiunge sul territorio un ulteriore pericolo: quello della costruzione di una centrale termoelettrica. In Campania ci sono tre centrali (Orta di Atella, Teverola e vicino Salerno) già autorizzate, e altre sei in attesa di autorizzazione fra cui quella di Acerra, appaltata dall'Edison - una tra le più grandi. A maggio - in seguito al decreto «sblocca centrali» del ministro Marzano che ha di molto semplificato le procedure - la Campania ha dato il suo placet per centrali sopra i 400 malgrado l'Enea avesse fornito idee, progetti e studi per sfruttare sole e vento.di Roberto Saviano
27 August 2004
