Camorra, procure allo sbando
Dopo il rinvio del trasferimento Cordova mentre Napoli si ritrova con due procuratori capo, Santa Maria con un terzo dell'organico non riesce a gestire il maxiprocesso con 600 imputati voluto da Falcone. Così i clan si riorganizzano
di Roberto Saviano La sospensione del Consiglio di Stato del trasferimento di Agostino Cordova sembra essere l'ennesima bizzarria burocratica dell'italico-sistema giudiziario, invece avrà i tratti della tragedia se non si risolverà la vicenda nel più breve tempo possibile. Giovandomenico Lepore prenderà a breve comunque possesso dell'incarico di procuratore capo e così Napoli si ritroverà formalmente con due procuratori capo e di fatto con una Procura completamente spaccata ed allo sbando. Così mentre la Campania attraversa uno dei periodi più bui degli ultimi dieci anni dilaniata dalla guerra di camorra che vede in provincia di Napoli un morto ammazzato ogni giorno, la procura si frattura, le indagini si intorpidiscono ed i processi si arenano. Chi da questa situazione di crisi potrà raccogliere un vantaggio esponenziale sono ovviamente i clan napoletani che proprio in questi mesi stanno reimpostando i rapporti di potere e i territori d'influenza. Agostino Cordova è stato negli anni terribili della guerra all'imprenditoria camorrista della Nuova Famiglia pilastro di una Procura che prima di lui aveva conosciuto infiltrazioni, mollezze ed incompetenze. In anni in cui solo in Sicilia si credeva vi fossero connivenze tra politica-criminalità ed imprenditoria Cordova dichiarava: «Napoli è la capitale mondiale della corruzione» riuscendo a coinvolgere ogni livello di potere all'interno delle indagini, dai rappresentanti di partito agli ultimi guaglioni della camorra». Ora dopo anni di gestione e di scelte non sempre efficaci la fase-Cordova si è esaurita, la Procura ha generato centinaia di inchieste incapaci di fronteggiare la reale potenza dell'imprenditoria camorristica ed al contempo ha prodotto falle gravissime di autoritarismo poliziesco come gli episodi del marzo del 2001 al Global Forum. Decine di camorristi sono stati assolti perché i giudici si sono trovati con inchieste fallaci, indagini rabberciate ed in tal senso quindi la gestione degli ultimi anni della Procura di Napoli ha generato a fronte di molti arresti pochissime condanne e ciò non perché gli imputati fossero innocenti ma per vizi di forma e per incapacità d'inchiesta.Ciò ha significato concedere patenti di impunità e limpidezza penale a boss e capizona pericolosi cui sarebbe bastata un indagine più approfondita per scoprirne reati e logiche criminali d'affiliazione. Il tempo del cambiamento sembra essere necessario ed impellente ancor più quando l'intera regione Campania vive un emergenza criminalità che sembra esser del tutto ignorata da media e politica ma che invece come metastasi tumorale investe ogni ambito del vivere sociale ed economico. Dovrebbe il nostro presente essere il tempo in cui le procure si uniscono, le forze si coalizzano per fronteggiare l'holding imprenditorial-camorristica che fattura capitali capaci di influenzare l'economia italiana, come dimostrano i rapporti tra Parmalat e camorra, l'economia europea come dimostrano le aziende della camorra in Romania, Germania, Scozia e persino negli USA come l'inchiesta della magistratura della scorsa primavera ha scoperto, individuando la presenza di aziende in Florida e California direttamente gestiti dall'Alleanza di Secondigliano e dai Giuliano di Forcella.
SANTA MARIA CAPUA VETERE
Non solo Napoli con la sua crisi concede ossigeno e spazio d'azione alla camorra ma anche la disastrosa situazione in cui versa il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sembra essere parte di un delirante disegno che allenta la battaglia ai clan concedendogli il tempo per organizzarsi, fuggire, mascherarsi, riciclare danaro riacquistare potere e contatti. La Procura di Santa Maria ha un terzo dell'organico in meno, il Tribunale si compone di giudici trasferiti e non ancora sostituiti, l'attività del dibattimento è paralizzata dalle sentenze di incompatibilità.
A ciò si aggiungono la carenza di aule, la mancanza di personale di cancelleria, l'impossibilità di fotocopiare documenti, la singolare mancanza di carta. Questo Tribunale, ridotto a lavorare in situazioni di estrema sofferenza ed indigenza dovrebbe essere capace di gestire uno dei processi più grandi che la giurisprudenza italiana abbia mai vissuto dai tempi del maxiprocesso di mafia degli anni `80 a Palermo voluto da Giovanni Falcone. 122 imputati di cui il pm Cafiero de Raho ha chiesto la condanna di 110, con oltre seicento individui coinvolti, con centinaia di testimonianze, diventa quasi un ingenuità credere che con le proprie esigue forze riuscirà a portare a termine l'impegno di comprendere i rapporti di potere degli ultimi quarant'anni della storia della provincia di Caserta e d'Italia.
Le forze della magistratura e quelle delle forze dell'ordine sono del tutto inadeguate ancor più quando le amministrazioni locali ed il governo nazionale mostrano oggettivamente di non considerare il problema, di sottovalutarlo di relegarlo a qualche sparatoria di paese e qualche arresto di spacciatore. Un economia di oltre trenta milioni di euro annui fatturati soltanto dalla camorra casalese sommata all'economia della camorra napoletana capace di fatturare oltre venti milioni di euro annui genera un mondo finanziario ed una potenza infinita. Bisogna ricordare inoltre che i clan, monitorati dalla DIA in Campania sono oltre 50 e «l'esercito» di uomini armati e disposti a sparare sono oltre diecimila.
LA CAMPANIA DEI CLAN
Siamo la regione con il numero più alto di omicidi causati dalla criminalità organizzata, la regione con il numero più alto di beni sequestrati ai clan, la regione con il maggior numero di affiliati ad organizzazioni criminali, la regione dove uno dei boss più pericolosi di sempre, Mario Fabbrocino, può liberamente passeggiare nel suo paese dopo essere uscito dal carcere perché contro di lui non si può procedere per un problema burocratico (Fabbrocino è stato capace, l'unico nella storia dell'economia criminale, di sintetizzate attraverso il suo clan le cinetiche di Cosa Nostra e quelle della camorra napoletana) ebbene questa regione, la regione Campania, si ritrova per beghe interne e concorrenze di potere ad avere una Procura spaccata e un Tribunale senza risorse. Dinanzi a questo quadro inquietante si aggiunge l'assordante silenzio della politica nazionale ad ogni livello e di ogni parte che risulta dopo essere giunti a questo livello di criticità quasi una prassi di connivenza e non più soltanto una volontà di «non aggressione» ad un potere, quello della camorra, troppo forte da affrontare.
di Roberto Saviano
24 September 2004
