Abusi edilizi, l'ex Macrico ai palazzinari
E' scontro sui lavori di restauro nel polmone verde di Caserta. Il comune stanzia 110 milioni di euro per un istituto d'arte, ma l'asta tra i costruttori è già partita. Gli ambientalisti: la comprino i cittadini
di Roberto SavianoCamion, cemento ed operai si muovono nell'ex area Macrico. Iniziano il restauro di un immensa area dismessa che rappresenta il polmone verde della città di Caserta oltre che un potenziale spazio sociale di qualità.
L'area ex Macrico è un ampio territorio di 33 ettari a poche centinaia di metri da Viale Carlo III e dalla Reggia vanvitelliana, prima della sua totale dismissione era gestita direttamente dal ministero della difesa essendo territorio militare a disposizione delle caserme per esercitazioni e manovre d'addestramento. La sua centralità topografica e soprattutto il suo terreno, considerato edificabile hanno attirato gli occhi degli imprenditori ed i desideri dei politici che vedono nell'ex Macrico una potenziale miniera da cui cavare il più possibile: 110 milioni di euro è il finanziamento iniziale proposto dal Comune di Caserta a fronte di una serie di progetti che vanno dalla costruzione di un museo d'arte contemporanea all'edificazione di case studio per artisti, ricercatori e studenti. Una parte del Macrico però è territorio della Chiesa poiché alcuni ettari circoscrivono la chiesa di Falciano ed altre strutture ecclesiastiche. Anche l'Istituto di Sostentamento per il Clero ha compreso infatti le possibilità di guadagno dalla cementificazione dell'ex Macrico ed ha giocato al rialzo dopo aver compreso che i propri territori sono edificabili e quindi necessari ai progetti edilizi. Anche se il direttore dell'Istituto, don Antonio Aragosta dichiara che: «Stiamo facendo valutare l'intera area per poi avanzare la richiesta di vendita al Comune secondo quanto previsto dal testo unico per l'esproprio. Siamo pronti anche a privarci di questa nostra proprietà ma lo facciamo soltanto per il bene della città». Sarà certamente per interesse della città che l'Istituto anela ad un alto profitto dai propri terreni, ma secondo fonti giornalistiche la vendita delle proprietà ecclesiali dell'ex Macrico si aggira su cifre che oscillano tra i 20 ed il 35 milioni di euro. Un progetto quello che vede il recupero di questa ampia zona che fa gola ai «palazzinari» certi che, come spesso accade nelle terre del casertano, quando si inizia a far colare il cemento nulla può fermarlo. Del resto nella provincia di Caserta si trova un terzo delle costruzioni abusive costruite in Campania (7.690 realizzate solo nel 2003) risultando essere uno dei territori più abusivi d'Europa. Un giro d'affari quello dell'edilizia abusiva nel casertano che supera i 350 milioni di euro annui. Cinquecentomila metri cubi di cemento hanno sommerso tra la fine del 2003 ed i primi mesi del 2004 il casertano, dalla costa all'entroterra. Nessuna edificazione abusiva è da ascrivere a ragioni di necessità legate a gruppi di senza casa o in difficoltà sociali, la parte maggiore di esse sono frutto di investimenti di costruttori spesso legati alla più potente holdig del territorio: la camorra casalese. La paura che questo possa accadere ovvero che il Macrico diventi un nuovo Villaggio Coppola, fa muovere il comitato pro - Macrico verde, la consigliera comunale Verde Maria Carmela Caiola ed altri ambientalisti, nel promuovere una singolare proposta che risulta di alta creatività unita ad una volontà di far partecipare nella gestione pubblica la società civile cittadina. La proposta prevede la possibilità da parte di ogni singolo cittadino di acquistare un metro quadrato di area al costo di 50 euro, deducibile dal versamento Ici (o Irpef se si tratta di un'azienda). «In questo modo - ha spiegato Maria Carmela Caiola - vogliamo proporci quale acquirenti dell'area evitando eventuali e probabili speculazioni da parte dell'Ente comune». Tra le richieste avanzate dal comitato pro- Macrico verde vi è l'acquisizione dell'area al patrimonio pubblico con la garanzia della fruizione collettiva; destinazione urbanistica F2 (verde pubblico) con indice di edificabilità pari a zero; l'ubicazione all'interno dell'area di un orto botanico della Seconda Università; la gestione pubblica del verde e delle strutture da realizzarsi utilizzando le sole costruzioni in muratura esistenti. Appello già sottoscritto da un centinaio di persone, tra cui esponenti di spicco della vita politica e sociale dell'intero paese. «Questa città - ha dichiarato Sergio Tanzarella - non ha mai avuto benefattori. L'ultimo, in cambio di un appalto miliardario, ha ristrutturato la villa comunale. Con questa iniziativa - ha continuato - è nostra intenzione avviare un serio intervento dopo i molteplici e megagalattici progetti ancora rimasti in sospeso della Giunta Falco». L'area ex Macrico risulterebbe fondamentale per il rilancio di una città che nega momenti di aggregazione sociale e luoghi di accesso a bambini ed anziani. La paura che questa vasta area verde possa essere preda della speculazione, legale o abusiva degli imprenditori edili non è priva di concrete motivazioni. Dall'ottobre 1991 ad oggi in Campania sono ben 51 i Comuni interessati da decreti di scioglimento per infiltrazione mafiosa e di questi ben 20 presentano tra le motivazioni degli scioglimenti illegalità diffuse nel ciclo del cemento. Casapesenna città del boss latitante Michele Zagaria, mente edile del clan dei casalesi, si vide sciogliere nel 1991 la propria giunta comunale poiché «l'abusivismo edilizio ha assunto dimensioni e gravità preoccupanti, ritenendosi l'investimento immobiliare e la speculazione edilizia uno dei modi di riciclaggio del denaro da parte delle locali organizzazioni camorristiche». Sono passati più di dieci anni da allora ma la situazione dell'intera provincia casertana non è mutata affatto. Il clan dei casalesi gestisce con una potenza da monopolio l'intero ciclo del cemento non soltanto nel casertano ma anche nel basso Lazio. In una sola estate i carabinieri impegnati nell'attività di contrasto al fenomeno dell'abusivismo edilizio nel casertano hanno denunciato alla magistratura oltre 200 persone e sequestrano edifici in costruzione per un valore di circa 10 milioni di euro. Sono centinaia e centinaia le case costruite abusivamente dalle ditte dei clan dei salesi da gennaio ad oggi, risulta infatti impossibile tentare un censimento che possa dare una chiara consistenza del fenomeno abusivo. Caserta sino ad oggi non sembra orientata ad affrontare il problema con adeguatezza ed a questa politica di tolleranza si aggiunge il decreto legge sul condono. Come ha dichiarato il Procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Vincenzo Galgano nella relazione con cui ha inaugurato, il 17 gennaio 2004, l'anno giudiziario: «Il decreto legge che ha introdotto il cosiddetto «condono edilizio» ha fatto da volano per l'attività edilizia illecita: la vastità dei territori da controllare e l'esiguità delle forze preposte ingenerano la quasi certezza dell'impunità».
di Roberto Saviano
08 October 2004
