Saviano: non diamo pace ai boss
Solidarietà dopo le minacce dei Casalesi a scrittore, pm e cronista del Mattino
«Tutta questa vicenda dimostra che i boss hanno paura della parola che arriva a migliaia di persone. Non dobbiamo dargli pace». Lo scrittore Roberto Saviano non depone l’arma della parola. E al Mattino affida una frase tagliente per rilanciare la sfida, per spiegare una vita blindata, per rinviare al mittente accuse e minacce. La parola di uno scrittore contro quelle di due boss. Un libro, Gomorra, contro le frasi lette in aula dai difensori di un capoclan e di un latitante. Un pizzino irriverente e inquietante reso pubblico per chiedere il trasferimento del processo. Il paradigma di una legittima suspicione che diventa avvertimento per chi ha scritto e scrive dei Casalesi, per Roberto Saviano e la giornalista del Mattino Rosaria Capacchione, e per il magistrato anticamorra Raffaele Cantone. «Non dobbiamo dargli pace». Parole che hanno un peso quelle dell’autore di Gomorra. Che lasciano il segno all’indomani della lettera choc letta dai legali di Francesco Bidognetti e Antonio Iovine davanti alla prima sezione della corte d’assise d’appello del processo Spartacus. E che si aggiungono a quelle pronunciate nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera giovedì scorso («Parlare di camorra è un modo per fermarli»), e a quelle che pubblica oggi Time. Sul settimanale statunitense, Saviano scrive delle elezioni del mese prossimo in Italia, e denuncia: «Non importa chi vincerà le elezioni ad aprile - afferma - perché tanto il crimine organizzato ha già individuato i candidati dei vari schieramenti con i quali potrà fare affari secondo l'esito delle urne». E ancora: «Troppe elezioni in Italia sono state vinte e succede tuttora, comprando i voti. È un'arma formidabile soprattutto nel Sud. Veltroni mi ha chiesto di unirmi alla sua lista elettorale per combattere il fenomeno mafioso - conclude Saviano - Ma io non entrerò in politica. Il mio lavoro è scrivere, che secondo me è la maniera migliore di combattere questi problemi». Stupore ma anche fermezza, come quella che ha contraddistinto la sua azione di magistrato negli anni scorsi, esprime invece l’ex pm della Dda Raffaele Cantone, da sei mesi in Cassazione. «Sulla vicenda - dice - preferisco non intervenire, ma posso dire di essere stupito per queste minacce dei Casalesi perché non mi sono mai occupato del processo Spartacus». Il magistrato ha poi detto di essersi «occupato di altri processi dei Casalesi» ma, «la cosa che preoccupa il clan è che sulle loro attività illecite si siano accesi dei fari». E tornando alle minacce subite dallo stesso magistrato, da uno scrittore e da una cronista, Cantone ha poi detto di ritenere tutta la vicenda «una cosa strana: da 6 mesi non sono più in Procura e tutto ciò mi lascia veramente stupito». Identico lo stupore della giornalista del Mattino, Rosaria Capacchione. «Il fatto davvero grave è che quello che mi viene contestato non attiene ad articoli di giornalismo di inchiesta, ma si riferisce a cronache che testimoniano l’attenzione costante tenuta in occasione di diversi processi importanti e dibattimenti pubblici. Le intimidazioni sono rivolte a quello che è il lavoro normale di un giornalista. È inquietante inoltre anche il riferimento a quanto scritto in articoli che nulla hanno a che vedere con il processo Spartacus».
di Paolo Russo
15 March 2008