"Gomorra è fedele ai fatti"
Raffaele Cantone, Pm antimafia
 
Liberazione
13 April 2008  

Mahinda (che vende roba taroccata) preso nella ragnatela

di Marcello Anselmo

Intrecci micro e macro criminali attorno ai commerci illegali dei migranti. Rapido ritratto emblematico



Via Roma ad esempio, che alcuni chiamano ancora Via Toledo, è contemporaneamente la strada centrale dello shopping partenopeo e una sorta di soglia tra diverse componenti sociali di Napoli. La strada se ne sta schiacciata tra i palazzi d’epoca ripuliti dei quartieri spagnoli e l’acquartieramento degli edifici istituzionali: la questura, il Banco di Napoli, la Banca d’Italia il municipio, e poco più in basso, il waterfront del porto, il Beverello che accoglie le crociere. Venendo dal mare, via Toledo è nascosta da un muro di palazzi frutto di un’urbanistica grottesca ma pur rimanendo occultata può essere presa a metafora di un territorio dove diversi ambienti sociali si scrutano, si annusano da secoli trovando sempre i modi giusti per negoziare che, di volta in volta, portano a compromessi e reciproca sopportazione. Il tutto grazie ad una evidente comunanza di ambigui interessi che perpetua la distorsione dei rapporti sociali e produttivi dell’intera area metropolitana partenopea. Situazione resa ancora più evidente con l’arrivo di decine di migranti che vivono e lentamente si adattano alla vischiosità di Napoli. Un giorno come un altro, da selciato di via Roma scompaiono improvvisamente i negozi improvvisati dei venditori migranti. Con movimenti quasi automatici, custodie di legno piene di occhiali da sole e cd o lenzuola piene di borse dai marchi brillanti, vengono tirate su e messe in spalla da senegalesi, tamil, srilankesi e algerini che, velocemente, iniziano a correre su per i vicoli dei quartieri spagnoli, quel groviglio di cunicoli adiacenti al centro della città del rinascimento malandato.

Non è sempre necessario spingersi nei territori metropolitani periferici per incontrare le aporie e le contraddizioni della convivenza tra poteri criminali e poteri legittimi che caratterizza la tormentata vicenda della città di Napoli.

Mahinda, chiamato dai napoletani “Gianni”, segue le altre decine di venditori migranti che ogni giorno stazionano all’erta pronti a sfuggire alle pattuglie della guardia di finanza che proteggono i negozianti dai prodotti contraffatti. Sono coppie di agenti che percorrono a piedi o in automobile l’area pedonale di via Roma cercando di stanare i venditori stranieri forieri di illegalità. I più zelanti si avventurano nei vicoli adiacenti con i manganelli in mano, e si spingono perfino fin dentro gli androni dei palazzi, incutendo involontaria preoccupazione in quei napoletani presi da altri tipi di traffici. Quindi può capitare che all’avvicinarsi degli agenti inizi un lungo «piove, piove…» che, in un gergo antico, indica l’arrivo della polizia. Ma - a differenza di qualche anno fa - nessun tramestio o agitazione smuove i presenti. Anzi il commento più diffuso è qualcosa di simile a: «Calma calma, che tanto stanno qui per i neri…è solamente la finanza». A chiusura dei negozi, gli agenti restano in una via Roma finalmente bonificata dai venditori tornati a casa e si lasciano sfiorare dai motorini sfreccianti nell’isola pedonale restando insensibili alle facce truci che ritirano gli incassi di molti dei negozi più frequentati. Lo shopping, a Napoli, spesso avviene in negozi di sorprendenti brand locali che riescono a competere con giganti della distribuzione dell’abbigliamento come H&M e simili, con evidenti risultati economici. Imprese floride che danno occupazione…per modo di dire. I venditori ambulanti vendono principalmente due tipi di prodotti: occhiali, ninnoli colorati, fesserie plastiche che emettono suoni - tutta roba proveniente direttamente dai container stoccati in porto; e poi c’è il mercato della contraffazione, che, a sua volta, alimenta un mercato del lavoro fatto tanto di abilità di lavoratori e lavoratrici quanto di salari che diventano mesate a nero. Gianni le cose che vende le compra da un parente della sua padrona di casa, un commerciante della ferrovia. Da lui prende stock interi di roba “a pagherò”, saldando il debito poco alla volta, mese dopo mese. Gianni contribuisce ad un primordiale ma efficace sistema di credito parallelo, chiaramente, esentasse. Per prendere la merce si fa accompagnare da un napoletano con l’automobile. Di solito è uno dei parcheggiatori abusivi che lavorano nella zona del Municipio che assicurano il posto-auto ai dipendenti pubblici e privati della zona. Si va, di volta in volta, con una persona diversa, dipende da chi tra loro ha il turno per scendere a faticare al parcheggio.

Dai grossisti ai padroni di casa, dai finanziatori ai “tassisti”: tutti quelli con cui entra in contatto appartengono all’economia parallela

Nelle adiacenze degli uffici del Comune di Napoli e del terziario istituzionale per parcheggiare si danno soldi alle società di parcheggio e anche alla onnipresente rete di parcheggiatori abusivi. Quindi capita che uno di loro, per arrotondare qualche spicciolo, accompagni Gianni e colleghi a prendere la roba nella zona della Maddalena. In tal modo il migrante ha contribuito ad un ulteriore aspetto dell’economia informale cittadina: ha pagato un biglietto di trasporto grazie all’attività di un particolare lavoratore duttile, abusivo e capace di chissà quali altri mestieri. Ai due lati di via Toledo se ne incontrano tanti di questuanti comunali più o meno retribuiti, impiegati in una qualche mansione di bassa forza o in perenne attesa di un sussidio che non c’è o di un lavoro indesiderato. Mahinda/Gianni lo sa di essere all’interno di quell’intreccio di connivenze, pacche sulle spalle, miseri e grandi affari che continuano a dominare la società (e la politica) napoletana. Il potere criminale, tutto sommato, è una persuasione minacciosa fatta di piccoli gesti ormai accettati anche dal più legalista e benpensante cittadino medio della provincia partenopea. In più i venditori migranti alimentano anche il mercato degli affitti irregolari nei quartieri spagnoli e in altri quartieri popolari. Gli stessi delle bancarelle vivono spesso ammassati in bassi o piccoli appartamenti rialzati pagando ‘o pigione a proprietari che sono anche mediatori dell’economia criminale. La padrona di casa di Gianni, ad esempio, è una vecchia matrona che tra le sue proprietà può annoverare quattro bassi a livello strada e due appartamenti nei piani alti di due robusti ed antichi palazzi dei quartieri. Figli nipoti, generi e cognati sono implicati a vario titolo nella quotidianità sottoproletaria fatta di servizi resi alla trama criminale e piccoli colpi di testa, di frequente pagati con qualche mese o anno di galera. La cocaina è il bussiness principe della zona, man mano che si sale nei vicoli, ogni angolo può diventare quello giusto dove aspettare il proprio uomo. E la guardia di finanza raramente si addentra nei vicoli troppo stretti dove i Suv rigano le fiancate incastrandosi e strisciando sul tufo mangiato dal tempo.



13 April 2008

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