"Gomorra ha spazzato via l’indifferenza imbarazzata con cui venivano accolte di solito le storie di Camorra in Italia" John Dickie Guardian  
Il Mattino
07 May 2008  

Insulti sui muri a Roberto Saviano. «È una vergogna, noi siamo con lui»

La camorra sfida, Casale reagisce



Descrizione

Una provocazione, una sfida allo Stato che s’insedia a Casal di Principe e che, nell’enclave del clan dei Casalesi, festeggia la Polizia di Stato. Eccola, la sfida. Ecco la scritta offensiva che rilancia le parole del padre di Francesco Schiavone-Sandokan, dette nella piazza del Mercato ai microfoni delle Iene. «Saviano è un buffone», aveva detto Nicola Schiavone. «Saviano merda», rilancia la scritta che corre lungo il muro di cinta dello stadio comunale di Casale. Il muro è stato imbrattato nella notte tra lunedì e martedì, ripulito ieri pomeriggio. «È una scritta indecente - dice il sindaco Cipriano Cristiano - e vergognosa. Non è certo questo che la gente onesta di Casal di Principe pensa di Saviano. Anzi, noi siamo solidali con lui.

Indignato il questore Casabona: racconta la verità, merita solo applausi. Il sindaco: scritta indecente

Una partita a scacchi, una mossa dopo l’altra, la provocazione volgare e prepotente allo Stato che s’insedia a Casal di Principe e che, nell’enclave del clan dei Casalesi, festeggia la Polizia di Stato. Eccola, la sfida. Ecco la scritta offensiva che rilancia le parole del padre di Francesco Schiavone-Sandokan, dette nella piazza del Mercato ai microfoni delle Iene. «Saviano è un buffone», aveva detto Nicola Schiavone. «Saviano merda», rilancia la scritta che corre lungo il muro di cinta dello stadio comunale, il primo edificio che s’incontra arrivando a Casale. Il muro è stato imbrattato nella notte tra lunedì e martedì, ripulito frettolosamente ieri pomeriggio. «È una scritta indecente - dice il sindaco Cipriano Cristiano - e vergognosa. Non è certo questo che la gente onesta di Casal di Principe pensa di Saviano. Anzi, noi siamo solidali con lui. Questa storia finirà, sono pochi e li isoleremo». Cristiano è sconsolato, si vede che ci tiene a fare bella figura il 18 aprile. «Sono solo degli stupidi», insiste. «Le scritte sui muri le faremo noi, e saranno ben diverse».

Basta con gli insulti e le minacce. I muri dello stadio, l’ingresso di Casal di Principe, non ospiteranno mai più scritte offensive. Cipriano Cristiano, sindaco di Casale, lo promette: «Non ci limeteremo a cancellarle, come abbiamo fatto, ma le sostituiremo con altro: cartelli e manifesti che restituiscano allo Stato e alla legalità il suo primato. Penso alle frasi don Peppino Diana, penso agli slogan e alle speranze delle persone oneste di questo paese. La mia è una promessa, un impegno che manterrò in pochissimi giorni».

Preoccupati gli investigatori, che nell’insulto leggono un segnale - un altro - della strategia di delegittimazione e di sangue che ha segnato gli ultimi mesi della vita del clan dei Casalesi, fino all’omicidio di Umberto Bidognetti, padre di pentito e zio di capoclan, vittima di una vendetta trasversale che ha ben pochi precedenti nella storia criminale di Terra di Lavoro. Indignato il questore di Caserta, Carmelo Casabona, che ha scelto Casal di Principe quale sede della festa della Polizia, evento che è stato sempre celebrato nella città capoluogo. Festa che è alle porte, appuntamento-simbolo già macchiato dall’omicidio di Umberto Bidognetti. «Quella dello scrittore Roberto Saviano - dice Casabona - è una delle poche voci che sta cercando di far conoscere una provincia, e i suoi mali, che dovrebbe avere ben altra attenzione a livello nazionale. Saviano racconta i fatti per quelli che sono, e per questo è costretto a vivere una vita blindata e ora, anche a sopportare gli insulti sui muri. E invece, meriterebbe un applauso e maggiore attenzione. Ma certo non si farà condizionare da una scritta». Un insulto, un’offesa, un messaggio irridente e obliquo, lo sputo della Casale camorrista allo scrittore e a chi sta dalla stessa parte dello scrittore. Vale quanto il letame scaricato fuori alla porta dell’allora sindaco Renato Natale, eletto dopo due anni di commissariamento antimafia; quanto ai fischi a Fausto Bertinotti che - era appena otto mesi fa - chiedeva leggi più severe per contrastare le infiltrazioni camorriste negli apparati burocratici dei Comuni. «Questo episodio è la prova - dice Lorenzo Diana, ex parlamentare ed ex segretario della commissione antimafia - che la camorra deve essere sempre in primo piano negli impegni del governo. Non si può consentire la pretesa di alcuni di negare la libertà a uno scrittore, spacciando la propria avversione per lui ma soprattutto per la legalità e per lo Stato, per l’avversione di un intero paese. Che chiede il riscatto e che dallo Stato deve essere aiutata ad ottenerlo».


di Rosaria Capacchione
07 May 2008

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