Intervista a Salvatore Natale, preside dell'ITC «Guido Carli» di Casal di Principe
TINA CIOFFO Casal di Principe. La rotonda di Casal di Principe, poi dritto verso il paese, imbocchi la prima a sinistra e in fondo trovi un istituto scolastico di circa ottocento alunni, tre piani, in ogni aula, 54 in tutto, una o due finestre. È l’Itc «Guido Carli» e a dirigerlo è il preside Salvatore Natale. Ha trentasette anni di esperienza e vorrebbe che i suoi giovani avessero la forza di camminare da soli.
Gomorra in biblioteca, e ora anche il film
«Lo vado dicendo da anni ormai e qualche docente - spiega - a questo punto penserà anche che sono noioso, ma credo che per essere un buon insegnante bisogna prima educare e poi informare». «Se - dice - non dai al ragazzo la possibilità di diventare uomo, le tue lezioni non potranno mai avere lo stesso valore». E all’educazione mira certamente la decisione di proiettare il film «Gomorra», tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano. «Copie del libro - continua - sono già state acquistate per la biblioteca della scuola e il fatto che altri studenti mi abbiano chiesto di averne una copia per classe, mi convince sempre di più che qualcosa sta cambiando». Segnali quasi impercettibili, piccole differenze, la logica del clan messa nell’angolo. «Nell’aria - prosegue appassionato il preside - c’è un nuovo vento. Non dico che la camorra sia sparita ma dico che qualcuno ora ha il coraggio, seppur sottovoce, di stabilire le differenze e le distanze». Questi siamo noi e loro sono altri, dicono. Una maturità giovanile che passa attraverso il disagio sociale comune a tanti ragazzi e ragazze, ma nel casalese, ancora più sentito che in altri parti. A Casal di Principe è anche l’opportunità per superare la barriera dell’isolamento e convincere gli adulti di domani che le vie per stare al mondo sono tante, bisogna però sapere, così come diceva don Peppe Diana, da che parte stare.
Proiezione all’Itc e poi il dibattito. Voglio sapere cosa pensano i miei ragazzi
«Il cambiamento - insiste Natale - si vede, si sente e si legge nei temi che gli alunni consegnano. Ascoltare le loro richieste di aiuto è un dovere». Richieste intime e personali, che raccontano di un forte disagio familiare, di una notevole difficoltà a comunicare ai genitori i propri bisogni «che non sono il motorino o il telefonino, ma cose che non si comprano come l’attenzione, la vicinanza, la solidarietà». Un compito che il dirigente ha deciso di portare avanti fino in fondo. E allora non è affatto un caso che uno studente del terzo anno, nel momento del bisogno, abbia scelto proprio lui e il suo ufficio, penultima stanza di un lungo corridoio, per dire: «Ho bisogno di aiuto». La scuola deve ritornare ad avere il suo ruolo, senza però essere isolata dal resto della società. «Facciamo di tutto per trattenere i giovani, alzando ogni anno sempre di più il tiro con progetti e laboratori anche pomeridiani, ma se a questo non affianchiamo la buona pratica cittadina di ognuno di noi, tutto diventa inutile. I nostri sforzi diventano nulla e la voglia di riscatto rimane fine a se stessa».
Piccoli segnali di cambiamento anche se silenziosi. Ma c’è anche molto disagio
La priorità è educare e come si può fare se non comprendendo e commentando quel che ci circonda. Il film di Gomorra e il dibattito che il preside casalese vorrebbe per i suoi ragazzi ne diventa lo strumento. «Nessuno sarà obbligato ma mi piacerebbe - confessa il preside - che dai giovani di Casal di Principe venissero domande, interrogativi e tentativi di spiegare i giorni che viviamo». Liberi di essere e di divenire, ma prima di tutto liberi dal giogo dei camorristi che sono la parte marcia di una società che però, non ha ancora il coraggio di metterli in un angolo e di riappropriarsi di un territorio che è di tutti.
di Tina Cioffo
07 May 2008
