19 May 2008
Recensione Gomorra, il film
Già dalle prime sequenze ambientate in un solarium l'impressione è di immergersi in un mondo alieno: la luce blu e il rumore delle lampade abbronzanti, chiacchiere e musica in sottofondo, poi la violenza che deflagra fulminea come un raptus.
Garrone lavora per sottrazione, ricavando dal libro di Saviano cinque tracce che scorrono parallele in un'unica spaccatura della terra senza mai incontrarsi. Imbraccia la mdp e si piazza alle spalle dei protagonisti seguendone i movimenti scomposti dentro casermoni fatiscenti, stazioni di servizio in disuso, cave abbandonate. In questo girone dantesco alligna il Sistema, sineddoche di un'entità multinazionale che s'incarna non solo più nello spaccio della droga, ma soprattutto nel riciclaggio dei rifiuti tossici o nella contraffazione delle griffe. E che si alimenta succhiando tutta la vita dalle vene, infettando i gangli, impedendo qualunque riscatto o via d'uscita.
Garrone si limita a riprendere immagini e parole come se girasse un documentario, asettico e impassibile, senza compiacimenti, far nomi o commentare. La realtà scaturisce di per se stessa dal fango e dal sangue come un'idra mostruosa e ripugnante. Per sostenerne lo sguardo incomprensibile occorre sospendere le proprie facoltà critiche, ghiacciare le emozioni e puntare i piedi. Non cedere all'angoscia è l'ultima speranza praticabile.
