26 May 2008
Doppietta italiana al Festival di Cannes
Inedita vittoria per i film nostrani, come non succedeva da decenni al festival del Cinema francese: a essere premiati con il Grand Prix sono stati Gomorra e Il divo, rispettivamente di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino.
Una doppietta italiana, come non accadeva da decenni al Festival di Cannes: Grand prix per Matteo Garrone e il suo "Gomorra" e Premio della giuria per Paolo Sorrentino e il suo "Il divo". La Palma d'oro è stata assegnata dalla giuria presieduta da Sean Penn al film francese "Entre les murs" di Laurent Cantet.
La serata, condotta dal presentatore francese Eduard Baer, è stata sotto il segno dell'emozione, quella con cui il presidente della giuria Sean Penn l'ha aperta parlando di "un'esperienza di passione condivisa", di "grandi discussioni costruttive" e della volontà "di premiare film che non fossero premiati altrove", ribadendo così la volontà di Cannes nella ricerca del talento cinematografico al di là delle convenzioni e del mercato. Penn ha parlato con grande trasporto e alla fine della serata era vicino alle lacrime. La pattuglia dei "gomorriani" e quella dei "divi", così come i cronisti italiani li avevano ribattezzati, era arrivata davanti la Montee des Marches con sorrisi giganteschi e visibile soddisfazione, a condurli era uno stracontento Toni Servillo, protagonista per entrambi. Anche Sergio Castellitto, il giurato italiano del 61mo festival, aveva salito i gradini del palazzo del cinema con buonumore palese. Sorrentino, per paura di bloccarsi per l'emozione, si era anche preparato un foglietto con su scritti i nomi da ringraziare. Assenti sulla Croisette l'autore di Gomorra, Roberto Saviano e gli incantevoli ragazzi non professionisti del film che avevano vissuto i giorni del festival come una festa incredibile, vestiti eleganti come mai nella vita e in un contesto così diverso dal loro (uno era riuscito anche ad imbucarsi alla conferenza stampa di Sanguepazzo per una foto con Monica Bellucci da incorniciareNon è un caso, però, che il presidente della giuria del 61mo festival di Cannes abbia insistito sull'unanimità nel dare la Palma d'oro a Laurent Cantet. Nell'incontro a caldo con i giornalisti infatti, tutti i giurati hanno voluto dire la loro sul film francese, tutti hanno testimoniato di una corrente d'amore a prima vista che non li ha fatti dubitare neppure un momento. "Cercavamo in primis - ha detto Sean Penn - un film in cui l'artisticità espressiva facesse la differenza. Ma in questo film abbiamo trovato anche la magia della provocazione intelligente, della generosità, della qualità di scrittura e di interpretazione. In una parola, qualcosa di davvero magico".
Il coro è unanime e non è forse un caso se oltre alla Palma d'Oro, solo i due film italiani vedono la giuria spendersi in commenti articolati. L'aver premiato due interpreti latino americani (Benicio Del Toro e Sandra Corveloni) viene infatti liquidato dal messicano Alfonso Cuaron come "una felice coincidenza che va a premiare due storie professionali ed espressive tanto diverse quanto forti sullo schermo". Circa i due premi speciali "alla carriera", inventati per l'occasione nel nome di Catherine Deneuve e Clint Eastwood, Sean Penn spiega filosofeggiando che "quando due veterani di questo mestiere riescono ancora ad avere la freschezza di mettersi in gioco raggiungendo risultati perfino superiori ad altre prove passate, è giusto e incoraggiante che un riconoscimento li segnali".
E mentre Paolo Taviani sottolinea che va "benissimo per la doppia vittoria andata al cinema italiano, ma una cosa la devo dire. Anni fa - ricorda Taviani che insieme al fratello Vittorio vinse nel 1977 la Palma d'Oro per Padre Padrone - Andreotti criticò fortemente il cinema italiano perché lavava i propri panni sporchi. Quasi per beffa ora ha vinto un film dedicato a lui e che mette in scena la corruzione della politica italiana". Interviene lo stesso registra premiato a Cannes per sottolineare che non si tratta di un attacco al senatore. "Volevo fare solo un bel film, non sono un regista politico militante. Perché Andreotti? Perché si può raccontare l'Italia in tanti modi. Non era comunque un attacco a lui": è, a caldo, dopo il premio della giuria, il commento di Paolo Sorrentino, regista del Divo, in un albergo di Cannes pieno di italiani in festa. "Se parli di Andreotti in fondo parli d'Italia. Di una sola cosa sono contento: che non ho vinto il premio per la sceneggiatura perché avrei dovuto condividere il premio con lui. Molte battute nel film sono sue originali", ha detto neppure troppo scherzoso.
Mentre Garrone si è rivolto soprattutto all'autore del libro da cui è tratto il film. "Ringrazio tutte le persone che hanno partecipato al progetto, ma soprattutto Roberto Saviano, che mi ha dato la possibilità, attraverso le atmosfere del suo libro, di fare questo film". Così ha commentato, alla conferenza stampa dei vincitori, Matteo Garrone la vittoria del suo film a Cannes, dove ha ricevuto il Grand Prix per Gomorra, proprio mentre Napoli e la Campania sono protagonisti della cronaca per una vicenda, quella dei rifiuti, trattata anche nel libro di Saviano. Il regista ha poi aggiunto: "Condivido molte cose con Paolo Sorrentino, che ha vinto con il suo Divo. Abbiamo un'idea di cinema che ci lega. Due film italiani vincitori a Cannes è un segnale importante per il nostro cinema".
