"Das Werk des 28 Jahre alten Autors liest sich wie ein Epos unserer Zeit.(...)" Frankfurter Allgemeine Zeitung  
La Stampa
26 May 2008  

"Gomorra" e "Il divo" trionfa il Malpaese

Toni Servillo: «Sono il portafortuna di garrone e Sorrentino». La Palma torna in Francia dopo 21 anni con "Entre les murs"

CANNES
L'Europa difficile degli Anni Duemila è la protagonista del Palmares che ieri sera ha chiuso la sessantunesima edizione del Festival.



Il massimo riconoscimento a Entre les murs di Laurent Cantet, cronaca di un anno di lavoro nella classe multietnica di una scuola della periferia parigina, e i due premi, a Gomorra di Matteo Garrone e al Divo di Paolo Sorrentino, parlano di Paesi alle prese con i problemi del potere e della democrazia, dell'intrigo e del degrado, della corruzione e della violenza. La Palma torna nelle mani francesi dopo ventun'anni, mentre l'Italia si gode la grande rivincita, dopo l'assenza di titoli nella selezione dell'anno passato e soprattutto dopo i reiterati dibattiti sulla crisi o non crisi del nostro cinema. La rinascita, evidentemente, c'è, e i panni sporchi, a dispetto di chi ha sostenuto il contrario, si possono lavare al Festival di Cannes, davanti a una platea internazionale: «I due film premiati - dice il giurato italiano Sergio Castellitto - sono come gemelli partoriti dallo stesso ventre, li vedo complementari perché tutti e due mostrano che cosa si può nascondere dentro una democrazia occidentale, civile, piantata nell'Europa. In questo senso Garrone e Sorrentino, attraverso i loro film, mandano un messaggio comune, chiaro a tutti».

Il presidente della giuria Sean Penn spende parole di elogio per entrambi i titoli, del Divo lo ha colpito la «l'energia, il linguaggio dinamico, l'incredibile umorismo, la capacità di fare un film pop su un personaggio di governo». Con il vincitore della Palma Laurent Cantet, premiato da Robert De Niro, ci sono i ragazzi della scuola del film: «Sono emozionato e felice, devo tutto questo ai miei protagonisti, che hanno la forza e l'energia di attori nati, e a chi mi ha dato la possibilità di girare in un clima di totale naturalezza un film sulla complessità della società francese multiculturale». La Palma è stata decisa all'unanimità, la giurata Marjane Satrapi dice che il film ha colpito subito il cuore di tutti «perché pone il problema della coabitazione e della convivenza democratica tra le persone». Il giurato thailandese Apichatpong Weerasethakul dice che la pellicola tratta «temi universali. Vorrei che andassero a vederla le persone che nel mio Paese si occupano di amministrare la cultura». La francese Jeanne Balibar è «riconoscente» perché Laurent Cantet è riuscito con la sua opera a «illustrare le contraddizioni della società francese, senza trascurarne nessuna, con grandissima forza espressiva». Per la squadra italiana è grande tripudio, brindisi, tifo, commozione. C'è l'attore Toni Servillo che recita nei due film vincitori («Sono il portafortuna di entrambi i registi. E finalmente il cinema italiano torna a parlare della realtà»), mentre è assente l'autore di Gomorra Roberto Saviano. Il regista Matteo Garrone ha ricevuto il gran premio dalle mani di Roman Polanski che, ricordando i patemi di quando è stato regista in gara, ha accorciato al massimo i tempi della presentazione. Garrone ha detto grazie e ha abbandonato il palco, spiazzando perfino il disinvolto Edouard Baer, presentatore della serata. «Sono orgoglioso del loro successo - ha fatto sapere il ministro dei Beni e Attività Culturali, Sandro Bondi -. I film devono mostrare i problemi oltre alle virtù». Gran commozione per la diva di Francia Catherine Deneuve, inossidabile matriarca del Conte de Noel di Desplechin che, in coppia con Clint Eastwood (assente), ha guadagnato il Premio Speciale, una sorta di riconoscimento per il complesso della carriera. In pochi ricordavano di aver visto la Deneuve con le lacrime agli occhi. Sean Penn ha spiegato che il premio va a due personalità che «con il loro impegno e con la loro capacità di invenzione» continuano a far vivere il cinema.

Il turco Nuri Bilge Ceylan, vincitore per la regia delle Tre scimmie, parabola amara sulla difficoltà degli equilibri familiari, dedica il trofeo alla Turchia «il mio Paese, che amo appassionatamente». Un momento di forte emozione ha accompagnato la premiazione di Sandra Corvelon, la madre coraggio di Linha de passe, il film brasiliano di Walter Salles e Daniela Thomnas. L'attrice non c'è: «Ha appena perso un bambino e noi sappiamo che cosa significhi per lei in questo momento ricevere il premio». L'attore Benicio del Toro, protagonista del film maratona di Steven Soderbergh su Che Guevara (anche lui premiato da tutta la giuria, senza nessun voto contrario) dedica il riconoscimento al regista e al leader rivoluzionario. Il delegato generale del Festival Thierry Fremaux è particolarmente soddisfatto: «La giuria è stata seria e gioiosa, ci sono state discussioni molto appassionate e sono anche nate amicizie importanti». Il Festival, a suo dire, si riconferma magico e potente: «Cannes non cambia, la sua forza sta nell'evolversi mantenendo intatte le caratteristiche che ne fanno uno evento mediatico di portata mondiale. Quest'anno i suoi punti forti sono stati più che mai riaffermati, la presenza delle star, quella degli autori, la vivacità del mercato, l'interesse giornalistico».

 


FULVIA CAPRARA
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