27 May 2008
Il cancro di Napoli: Gomorra, i treni per la Germania e il garzone di Toni Servillo
Vedi Gomorra, pensi agli inceneritori tedeschi e poi muori. Il destino vuole che in queste settimane la proiezione del film di Matteo Garrone e la lotta contro i rifiuti in Campania procedano di pari passo.
Ed è la monnezza il core della politica italiana di oggi, sull'onda di un'emergenza che durava da almeno 14 anni grazie alla triade perfetta di camorra, politica inefficiente e discariche abusive.
Nel film di Garrone, Toni Servillo vive di ecomafia. Compra i terreni dai proprietari in Campania, sottopone alle industrie del Nord i suoi progetti di smaltimento e chiude l'affare. Agli imprenditori (nel film sono lombardi e del nordest) non interessa la trasparenza del progetto o lo sfruttamento a danno di cittadini innocenti che, magari, si impegnano pure a fare la raccolta differenziata. I businessmen padani vogliono soltanto sbarazzarsi della spazzatura, portarla lontano. Del resto per salvare un operaio a Marghera, deve morire un'intera famiglia di Mergellina, come spiega l'aiutante di Servillo prima di lasciare il suo posto di lavoro. Ma così è la vita.
Quel che è vero, è che l'emergenza non si può più rimandare. Berlusconi usa il pugno di ferro per sgombrare le strade di Napoli e ingaggia Bertolaso. A Chiaiano si spendono ore su ore fra trattative, no global e rappresentanti politici che affiancano i cittadini nelle barricate. Perchè la discarica non può sorgere su una falda acquifera dice la gente, perchè non vogliamo morire, perchè mio figlio ha solo 15 mesi e non lo voglio consegnare al cancro. Tanto per fare qualche esempio.
Nel bailamme maleodorante, ricominciano anche i treni per la Germania carichi di rifiuti, che i tedeschi aspettano a braccia aperte per convertirli in energia elettrica. Noi vogliamo sbarazzarcene; oltre i confini, invece, non vedono l'ora di bruciarli. E pensate che a furia di appalti, terreni in affitto ed ecoballe ferme da 7 anni, ci costa meno trasferire la spazzatura in un altro stato anzichè conservarla per lo smaltimento in loco.
Noi ci sentiamo come la recluta di Toni Servillo, come la madre di Chiaiano, come gli scudi umani che lottano per preservare dal cancro le proprie case. Ed è sconfortante constatare che dopo 14 anni di immobilismo, l'unica soluzione sia l'avvelenamento della nostra terra.
27 May 2008
