28 May 2008
Lettere immaginarie / Il porto di Napoli a Matteo Garrone
Roma, 28 maggio (Velino) - Carissimo Matteo Garrone -. Riflettendo sul bel film che lei ha tratto da "Gomorra", il fortunatissimo libro di Roberto Saviano, ci si può anche chiedere perché non abbia dedicato nemmeno una scena, una sequenza o un fotogramma a quel "personaggio" fondamentale del libro che sono proprio io: l'antico, glorioso porto di Napoli.
Eppure alcune delle pagine in cui Saviano parla di me sono fra le più belle del suo racconto. E forse la più interessante è proprio l'incipit del suo libro:
"Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non c'è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio, che non passi per il porto (...) Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare ma al contrario essere munte (...) Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui (...) Il solo porto di Napoli movimenta il 20 per cento del valore dell'import tessile dalla Cina, ma oltre il 70 per cento del prodotto passa di qui. È una stranezza complicata da comprendere, però le merci portano con sé magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose (...) La merce dal porto deve uscire subito. Tutto avviene talmente velocemente che mentre si sta svolgendo scompare. Come se nulla fosse avvenuto (...) Un viaggio inesistente, un approdo falso, una nave fantasma, un carico evanescente. Come se non ci fosse mai stato (...) La merce deve arrivare nelle mani del compratore senza lasciare la bava del percorso, deve arrivare nel suo magazzino subito, presto, prima che il tempo possa iniziare, il tempo che potrebbe consentire un controllo (...) La lentezza proverbiale che nell'immaginario rende lentissimo ogni gesto di un napoletano qui è cassata, smentita, negata. Qui ogni minuto sembra ammazzato...". (segue)
Mi sembra evidente che questo bel passo sul frenetico, furtivo, truffaldino, silenzioso e a tratti un po' spettrale andamento dei traffici che oggi si svolgono sulle mie acque, non esprima affatto soltanto l'onesto proposito di suscitare la riprovazione e lo sdegno del lettore onesto, e con questo sdegno, magari, il virtuoso bisogno di immaginare che un fenomeno aberrante come quello così vividamente descritto da Saviano esiga di essere più efficacemente controllato e governato, se non, addirittura, scoraggiato e soffocato.
Credo al contrario che questa pagina di Saviano, come tante altre simili sparse qua e là nel suo libro, nonostante i suoi civilissimi intendimenti di narratore impegnato, suoni piuttosto come un elogio forse involontario, ma forse proprio per questo singolarmente efficace, della disperata, febbricitante vitalità che oggi fomenta e attraversa l'attività in larga misura illegale e semi-clandestina di tanti piccoli, oscuri, operosissimi e spesso feroci napoletani.
L'effetto di piacevole stupore prodotto da pagine come questa che ho appena citato mi incoraggia infine a immaginare che l'intreccio di crimini e affari che vede la camorra della mia città e la mafia cinese impegnate in una stessa impresa commerciale e delittuosa, sia dopo tutto assai meno allarmante della love-story che certi suoi amici della sinistra più chic hanno intrecciato da un pezzo con gli stragisti islamisti. (segue)
Questa oscurissima tresca cino-partenopea in salsa criminale, naturalmente può anche sembrare uno dei tanti volti di quel nuovo pericolo giallo che secondo molti osservatori sarebbe racchiuso nella volontà della Cina di aggredire l'Occidente sul terreno dell'economia capitalistica. Ma la mia natura essenzialmente marina mi induce a pensare che un attacco a colpi di merci, autentiche o contraffate che siano, sebbene comporti una vasta rete di pratiche occulte, fiumi di lavoro nero e molto sangue versato in guerriglie di quartiere fra opposte bande di malavitosi locali e talvolta anche esotici, è infinitamente meno preoccupante di un'aggressione a colpi di massacri metodicamente serviti con un soave contorno di bestemmie religiose e vaneggiamenti profetici non di rado accolti, nei vostri salotti politicamente corretti, coi più affettuosi e comprensivi ammicchi.
Di un possibile confronto fra queste due minacce Saviano naturalmente non parla affatto. Ma la forza sobriamente apocalittica con cui egli descrive gli effetti perniciosi delle intese cino-camorristiche, e in particolare di quel grottesco miraggio che nel sottotitolo del suo libro viene definito "il sogno di dominio della camorra", può facilmente indurre il lettore a paragonare quegli orrori agli effetti ben più letali del sogno di dominio maomettano.
Conclusione provvisoria ma non troppo: trovo il pericolo giallo assai meno temibile dell'orgoglio musulmano.
Ruggero Guarini
