"Gomorra mette insieme, sorprendentemente, cose viste, inchieste e riflessioni sulla contaminazione economica della mafia in Europa" Eduard Capouel, Libération  
Il Mattino
30 May 2008  

Napolitano: «Film impressionante reagire a Gomorra»

Il Presidente della Repubblica Saviano, il regista e i giovani attori



«Impressionante, un film impressionante». Giorgio Napolitano ripassa a memoria le immagini di Gomorra e non trova aggettivo più efficace per definire le scene che ha visto poche ore prima nella sala cinema del Quirinale, seduto accanto a Roberto Saviano. Aggiunge: «È molto bello cinematograficamente parlando, e molto crudo».

Napolitano: «Perché mai per troppi anni non ci sono state le rivolte contro le discariche dei rifiuti tossici?»

Il presidente della Repubblica l'ha voluto vedere insieme con il giovane scrittore che ha denunciato la camorra dei Casalesi e da anni vive sotto scorta, con la signora Clio e il figlio Giulio, gli amici di sempre - Francesco Rosi, Raffaele La Capria con Ilaria Occhini - con il regista Matteo Garrone, il produttore Domenico Procacci e Caterina D'Amico di Rai Cinema, oltre ai suoi più stretti collaboratori. Una serata insolita «per il sentito riconoscimento a un film di verità e dolore su Napoli, che mai come in questo momento interroga e stimola le nostre coscienze». Il presidente cita il messaggio inviato ai vincitori del premio Gran Prix al Festival di Cannes poco dopo la proclamazione ma ricorda anche a Saviano la telefonata della vigilia, il venerdì, a quarantott'ore dalla decisione della giuria presieduta da Sean Penn: «Stavo leggendo il libro, diciamo che ti ho portato un po' di fortuna...» Prima della proiezione, Ciro Petrone, uno dei giovani attori catapultato dal negozio di frutta e verdura della Pignasecca alla Croisette, chiede: presidè mi posso fare la foto con te. È accontentato Pisellino, il personaggio che apre e chiude tragicamente la pellicola. «Ora Gomorra farà il giro del mondo - dice Napolitano - alimentando il dibattito e le polemiche sulla realtà di Napoli e della Campania ma il film come il libro si fonda, oltre che su conoscenze ed esperienze dirette, su basi di documentazione ineccepibile, atti giudiziari e parlamentari. Certo le luci di Scampia o di Castelvolturno sono fosche ma c'è sempre uno sforzo di comprensione di quello che avviene. Questo è un segnale da cogliere. E la visione con Saviano del film deve valere come un gesto di sostegno, di vicinanza delle istituzioni alla sua battaglia, al suo coraggio di svelare il mondo criminale dei Casalesi. Bisogna coltivare la speranza che in Campania accada quello che è successo in Sicilia, che ci sia contro i clan che muovono il traffico di rifiuti tossici lo stesso impegno partecipato a denunciare il racket. In questo la magistratura - penso al processo contro i Casalesi - e il comportamento della politica sono molto importanti per coinvolgere i cittadini». Le domande che si fa il Presidente sono amare e forti: «Perché per tanti, troppi anni, non c'è stata attenzione, non ci sono state rivolte contro le discariche dei rifiuti tossici? Dov'erano allora gli animatori delle proteste di oggi contro le discariche che vuole aprire lo Stato?».

Riflettere su dolore e verità

Gomorra è diviso in quattro episodi, di sangue e soprusi. Napolitano sceglie quello interpretato da Toni Servillo («mentre nel libro il mio capitolo preferito è Donne») che organizza in una enorme cava a Marcianise lo smaltimento dei rifiuti tossici delle aziende del Nord. Con lui c'è Roberto, un giovane che il padre infermiere pensa così di aver sistemato. «I dialoghi sono eloquenti. Servillo che spiega a modo suo l'utilità sociale di quel lavoro fuorilegge: risolviamo problemi creati da altri, sennò licenziano gli operai. E Roberto che gli risponde: sì, salviamo un operaio lì e ammazziamo una famiglia qui. E dopo essere stato testimone silenzioso di quello che gli accadeva intorno, reagisce andando via, rifiutando quella logica». Reagire ma come? Accanto a Napolitano due amici ma soprattutto due maestri del cinema e della letteratura, Francesco Rosi e Raffaele La Capria. «Da napoletani hanno come tutti l'assillo e l'angoscia per il declino della città ma da napoletani che vivono altrove anche il pudore di dire qualcosa. La Capria lo ha scritto anche sul Mattino: bisogna fare qualcosa, ma che cosa? Di questo dobbiamo discutere. Rosi gli risponde che bisogna partire dalla scuola».

Napolitano: «Questa pellicola resterà come Salvatore Giuliano e Le mani sulla città eppure c’è anche lavoro sano e pulito»

E in effetti il film colpisce per le facce e i destini dei bambini dentro la guerra dei clan. «A differenza di Rosi e La Capria - riprende il Presidente - pur vivendo a Roma da moltissimi anni non ho mai perso il rapporto con Napoli di cui sono stato sempre rappresentante in Parlamento. Ma dico di più: nei primi anni 50, da giovane dirigente del Pci sono stato a lungo anche a Caserta. Naturalmente altri tempi. La camorra agiva in ambiti circoscritti, era influente nella terra dei Mazzoni, ricordo che Casal di Principe, ad esempio, era nota perché si uccideva per futili motivi. Poi è cambiato tutto, la situazione è peggiorata fino a precipitare, ora la criminalità organizzata permea tutto il territorio». Napolitano si compiace per la scelta degli attori «tutti bravissimi e tutti della scuola napoletana». Oltre a Servillo ci sono tra gli altri il sarto Pasquale (Salvatore Cantalupo), il suo datore di lavoro (Gigio Morra), don Ciro il pagatore (Gianfelice Imparato). Per tutti un ruolo amaro, un destino di sconfitte o di tradimenti. Quando scorrono i titoli di coda sul grande schermo l'emozione è forte. Un pugno nello stomaco potrebbe far meno male e qualcuno chiede: ma è proprio così? «Questo film resterà - sussurra il Presidente a Saviano - come Salvatore Giuliano, come Le mani sulla città». Ma anche Gomorra resterà? «Napoli non è solo Gomorra e lo dimostrano tanta vitalità artistica e culturale, le imprese sane e il lavoro pulito. Ma la crisi dei rifiuti e il potere della camorra sono un bubbone così grande che non ci sarà mai sviluppo vero se non viene estirpato».


di Mario Orfeo
30 May 2008
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