Garrone: "In due mesi a Scampia ho capito la lotta per sopravvivere"
Il regista di Gomorra: "Pensavo di trovare facce spietate alla Scorsese, invece ho trovato criminali chic e leccati che somigliano a Totti e Cannavaro". E in futuro girerà altre pagine del testo di Saviano
«Per girare "Gomorra" senza esitazioni ho preparato il film a Scampìa», spiega Matteo Garrone, regista del film lungo due ore e 15 minuti che dopo l´anteprima a Cannes dal 16 maggio sarà nei cinema. In autunno, verrà pubblicato il dvd con le interviste agli attori, a Roberto Saviano e con un documentario sul film stesso girato da Melania Cacucci. «Prima di andare sul set - nella 167, al Villaggio Coppola, nel porto di Napoli e tra Casal di Principe e Aversa - ho trascorso un paio di mesi con gli abitanti delle Vele per conoscerli meglio e non invadere la loro quotidianità - sottolinea Garrone - così ho chiarito a me stesso quello che stavo per fare. Non mi interessava realizzare un film per giudicare le persone ma per raccontare quello stile di vita, la lotta per la sopravvivenza giorno per giorno. Provare a capire perché avviene tutto ciò».
Crudele e vera l´intenzione di Garrone, autore di una delle opere più attese dell´anno, che illustra la scelta delle inquadrature e lo svolgimento del casting, che include nei ruoli principali Toni Servillo (Franco, lo stakeholder che ricicla rifiuti tossici), Maria Nazionale (Maria, alias Carmela Attrice, uccisa perché mamma di uno scissionista), Gianfelice Imparato (delegato a pagare il mensile ai parenti dei carcerati), Salvatore Ruocco (il killer Kit Kat) e Salvatore Cantalupo (il sarto Pasquale che cuce l´abito per Angelina Jolie).
«A differenza di un film altrettanto importante, come fu per me "L´imbalsamatore" (presentato a Cannes sei anni fa nella sezione "Quinzaine" e vincitore di un David per la sceneggiatura, ndr) questa volta non ho optato per l´utilizzo di cinemascope o grandangoli bensì per inquadrature "astratte", per le quali è stato necessario avere accanto un direttore della fotografia straordinario come Marco Onorato. Spesso ho messo la macchina da presa in spalla e via con il ciak, usando luci d´ambiente e mai un´illuminazione artificiale. Un po´ di difficoltà, lo ammetto, l´ho avuta nello scegliere i volti del film. Leggendo il libro ho individuato subito immagini forti, caratteri fieri, e questo mi fa credere che il mio sarà solo il primo film tratto dal libro "Gomorra", non certo l´unico. Ce ne saranno altri perché il libro di Saviano rappresenta un eccellente contenitore di storie. E in virtù della forza di alcune descrizioni cercavo sguardi e profili che potessero restituire a pieno quelle sensazioni. Per cui ho dovuto correggere strada facendo il mio immaginario di partenza: rispetto alla camorra di una volta - dice il regista - le facce sono completamente cambiate. Oggi direi che è tutto molto più fashion. I criminali vestono Dolce e Gabbana, fanno manicure, si abbronzano ai solarium. Sono chic e leccati come famosi calciatori. Quando ho capito che killer e pusher sono più simili a Totti e Cannavaro che a persone qualunque che puoi incontrare per strada sono rimasto scioccato, poiché avevo in testa facce alla Scorsese e invece ho dovuto constatare un forte cambiamento antropologico. Così nel copione ho tenuto a bada queste informazioni sviluppando un intreccio fra sei storie madri, che ritengo siano quelle portanti: dal riciclo delle scorie tossiche alla contraffazione degli abiti, dalla faida di Secondigliano al dominio edilizio dei Casalesi, al traffico di merci nel porto di Napoli».
di Gianni Valentino
