14 May 2006
A Gomorra guardano la tv
"Non è il cinema a scrutare il mondo criminale per raccoglierne i comportamenti più interessanti . accade esattamente il contrario .Le nuove generazioni di boss (...) non trascorrono le giornate in strada avendo come riferimento il guappo di zona, non hanno il coltello in tasca né sfregi sul volto. Guardano la Tv".
"Non è il cinema a scrutare il mondo criminale per raccoglierne i comportamenti più interessanti . accade esattamente il contrario .Le nuove generazioni di boss (...) non trascorrono le giornate in strada avendo come riferimento il guappo di zona, non hanno il coltello in tasca né sfregi sul volto. Guardano la Tv". Così Roberto Saviano, l'autore di "GOMORRA. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra " (Mondadori) , commenta la leggenda secondo la quale il boss di Casal di Principe Walter Schiavone si sarebbe fatto costruire una villa identica a quella del gangster cubano Tony Montana , interpretato da Al Pacino in Scarface , il celebre film di Brian De Palma. Una leggenda che Saviano , giovane e audace reportagista, ha verificato di persona introducendosi nelle proprietà del boss sottoposte a sequestro. In questo particolare, in questo dettaglio luminoso, è racchiuso il motivo che rende sconvolgente il resoconto di Saviano sul mondo affaristico e criminale della camorra, una narrazione che ha la rarissima qualità di apparirci incredibile proprio perché vera ma vera nel senso della superiore verità poetica, quella che, come insegnava Aristotele non si limita a dirci le cose avvenute ma quali possono avvenire , quella che si serve dei particolari per dirci gli universali , quella che soffia nel corpo inanimato del mero fatto il soffio animatore del possibile secondo verosimiglianza e necessità.
E ciò che vi è di universale nella particolare verità camorristica raccontata da Saviano è che il modo di abitare il mondo di boss e soldati delle organizzazioni criminali sta colonizzando anche il nostro mondo di oscuri impiegati del terziario avanzato.
E ciò che vi è di universale nella particolare verità camorristica raccontata da Saviano è che il modo di abitare il mondo di boss e soldati delle organizzazioni criminali sta colonizzando anche il nostro mondo di oscuri impiegati del terziario avanzato. Da quelle parti, a Casal di Principe , oltre le colonne d'Ercole del mondo conosciuto , i giovanissimi soldati della camorra - intercettati al telefonino dalla polizia - dicono alle fidanzate che sanno di dover morire in un futuro imminente ma che a loro non importa perché vivono nel presente. Da quelle parti si tributa un vero e proprio culto a gangster immaginari come Tony Montana e si sceglie la camorra perché ti consente di diventare come il tuo mito , di essere Scarface. Una vita schiacciata sul presente e l'aspirazione a realizzare in questa vita i miti dell'immaginario mediatico. Queste due caratteristiche collegano strettamente le sottoculture delinquenziali o criminali delle remote periferie del mondo conosciuto alle sottoculture,soprattutto giovanili, largamente diffuse in tutto il Paese. Da questo punto di vista, i giovani soldati della camorra delle campagne vesuviane sono un'avanguardia di movimento molto più ampio che rischia di includere anche i nostri figli ed i nostri studenti del centro città. Oltre le colonne d'Ercole del mondo conosciuto non ci sono mostri sanguinari , ci siamo noi con con le nostre cravatte e le nostre braghe con la vita bassa.
Dal libro di Saviano si esce con una convinzione : in cima all'agenda dovrebbe star scritto " ricordarsi di muovere guerra alla camorra". Temo però che nessuno ce lo scriverà. Perché a Casal di Principe, come a Milano,il confine tra potere e impotenza, tra ricchezza e povertà, tra successo e sconfitta sociale, divide chi ha risorse sufficienti a tradurre in realtà le figure dell'immaginario e chi non le ha. Si tratta solo di vedere che idolo del foro mediatico uno si sceglie e quanto è feroce il suo desiderio di diventarlo. Insomma, per muovere una guerra alla camorra dovremmo muovere una guerra a noi stessi. GOMORRA di Roberto Saviano , rimarrà forse purtroppo un libro inutile a cambiare il mondo ma indispensabile a comprenderlo.
Antonio Scurati
14 May 2006
