23 September 2006
Napoli,Shangai e Bombay,le terre del just in time
"Gomorra" di Roberto Saviano e "L'impero di Cindia" di Federico Rampini. Due testi a confronto che analizzano realtà apparentemente distanti ma accomunate dalla velocità come criterio di produzione e distribuzione.
C'è un paradosso noto come "dei due gelatai",di solito usato come critica ai sistemi politici bipolari. In una spiaggia, ci sono due gelatai che devono decidere dove installarsi. Logica ed interesse dei bagnanti vuole che i due si posizionino a un quarto di distanza dalle due estremità, affinchè ogni bagnante sia equidistante da ognuno dei due. Che invece si posizioneranno al centro della spiaggia per contendersi la porzione centrale dei bagnanti giacchè quelli lontani dal centro non hanno altra scelta che alzarsi e percorrere una distanza doppia, se vogliono un gelato.
Così facendo i due venditori hanno stabilito che il centro è il punto di convergenda degli interessi, delle aspettative e delle merci disponibili dei quali la periferia è mancante :chi abita in periferia deve ricollocarsi al centro o persistere nelle proprie carenze.
Questa definizione spaziale della relazione centro-periferia può servire come punto di partenza per la lettura incrociata di due testi che ci costringono a rivedere le nostre credenze sulle periferie interne ed esterne: "Gomorra" di Roberto Saviano e "L'impero di Cindia" di Federico Rampini, entrambi editi da Mondadori nella collana Strade Blu. Un "viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" il primo, scritto da un giovane giornalista-narratore napoletano; il secondo un viaggio nella economia e nella società di India e Cina da parte di un affermato giornalista.
Cos' hanno in comune Scampia, Secondigliano, Casal di Principe,con le economie globali asiatiche? I luoghi comuni che ne deformano l'interpretazione, innanzitutto: il camorrista alla "mi manda Picone"fa il paio con l'indiano come il fachiro impassibile. La realtà è invece che la camorra è stata la prima ad intuire le potenzialità dei processi di globalizzazione, di sgretolamento dell'ordine mondiale di Yalta, di rivoluzionamento dei processi produttivi e distributivi: i camorristi sono i primi ad andare in Cina a studiare i distretti industriali, a pianificare, a stringere accordi; i primi ad acquistare depositi di armi ad Est dopo la caduta del muro ed a pagarne la custodia per anni. Si inseriscono nelle dinamiche produttive realizzando un "just in time"stratificato per livelli di qualità, dalla moda esclusiva- fu cucito da un sarto della camorra l'abito di Angelina Jolie alla cerimonia degli Oscar del 2001- alle griffe di prestigio, agli outlet, sino alle copie di decrescente qualità, all'interno di un sistema fondato sulla rapidità di esecuzione. Come sulla velocità si basa l'offerta dei servizi che l'India, attraverso la rete, è in grado di offrire al mercato americano:prenotare un albergo, comprare lezioni di matematica od assistenza tecnica, riparare i bachi di sistema costa meno se ci si rivolge,via web, all'India,e lo stesso vale per i servizi ospedalieri.
La velocità, quindi la determinazione temporale, sembra essere il criterio di produzione e distribuzione che,prendendo il posto della distribuzione spaziale, rende possibile una forma sistemica di accumulazione neo-capitalistica nel napoletano dove la camorra non è imbrigliata dalla pesantezza e dalla rigidità delle cosche siciliane- come nell'Asia centro-meridionale, dove Cina e India il mercato globale: software e servizi all'India, hardware e tessile alla Cina.
I due libri condividono gli stessi strumenti interpretativi:l'intuizione della velocità temporale, l'analisi secondo schemi di complessità sistemica,un certo fiuto per la via percorsa a doppia direzione dalle merci e dal danaro -cioè dalla circolazione allargata.
Napoli è il luogo in cui si inverano le metafore sulla globalizzazione come "guerra di tutti contro tutti",India e Cina i luoghi in cui lo stato di cose presente è solo lo stato di partenza, il deposito potenziale di energie per la continua distruzione creatrice esaltata da Schumpeter.
In Campania l'agilità di spregiudicati "imprenditori camorristi", soggetti ad una continua rotazione di capi, rende possibile una inedita forma di accumulazione capitalistica inserita a pieno titolo nella globalizzazione
Ma anche la camorra pratica,al proprio interno la teoria delle innovazioni: continua frammentazione del Sistema in fazioni, rapidissima rotazione di capi, bassa età media dei camorristi : a quarant'anni sono già fuori dal giro, soppiantati da una nuova generazione e costretti a faticare nei cantieri. Sarebbe lungo un elenco dei luoghi comuni, dei punti di vista dati per scontati, delle leggende metropolitane sfatate dai due autori: i rapporti tra cinesi di Cina e cinesi di Italia, la liberazione delle strade di New Delhi dalle vacche,la pianificazione ecocompatibile delle nuove città cinesi, l'industria della bufala come anello della economia camorristica- e si potrebbe continuare a lungo.
Rampini e Saviano, va detto, sono osservatori preparati e dotati di un buon bagaglio culturale. Ma sono anche osservatori empirici che fanno interagire la teoria con l'osservazione diretta : sono insomma dei veri storici, se è vero che l'etimologia di "historeo" significa "vedere coi propri occhi". Il loro approccio sperimentale (quella sinergia tra teoria ed empiricità cui Ratzinger nega il valore di far scienza) consente loro di andare oltre il muro compatto delle totalizzazioni- i napoletani, i cinesi, gli indiani- per cogliere le molteplici singolarità: gli individui in carne ed ossa, le molte Cine, le enormi differenze che convivono in India.
Ogni singolarità diventa a sua volta simbolo di realtà più generali, collettive:psicologie, pratiche, abitudini, modelli. La "condizione femminile",presa ad esempio, diventa in entrambi i libri,una sfaccettata galleria di figure non catalogabili entro facili stereotipi: le ragazzine napoletane che si fidanzano giovanissime coi camorristi per "avere la mesata"e le donne di camorra,feroci guerriere uscite da un film di Tarantino;le imprenditrici cinesi e le ragazze indiane che coniugano liberazione sessuale e morigeratezza nei costumi.
Riprendendo l'immagine della spiaggia, scopriamo che nelle periferie snobbate dai gelatai si sono insediati nuovi venditori con nuove merci-forse quegli economici kebab che,riferisce Rampini,sono considerati una invasione dagli esosi ristoratori veneziani. Come in un'anamorfosi, lo spazio si è incurvato, ed ora al centro vediamo le periferie, e viceversa. Questa curvatura di prospettive ci costringe a fare i conti con i processi di globalizzazione, sui quali entrambi gli autori hanno qualcosa da dirci: che la camorra non è un fatto locale, che la si combatte solo se alla lotta locale (quella sociale e quella istituzionale) si accompagna la lotta alla globalizzazione capitalistica, all'asservimento degli spazi di vita al ritmo del tempo di circolazione, delle esistenze alle merci.
Che l'India va forse considerata come il laboratorio possibile di una globalizzazione diversa, come il tentativo di far convivere le differenze e le moltitudini all'interno di una democrazia giovane ma vitale, come dimostrano l'originalità degli studi indiani su globalizzazione,economia mondiale ed etica-ma anche l'atteggiamento di legittima ed altera sufficienza dell'opinione pubblica indiana verso in neo-colonialisti di Bill Gates.
Girolamo Di Michele
23 September 2006
