"Una realtà che chiedeva di essere raccontata. Saviano ha sentito la necessità di farlo. Non perche pensasse di cambiare il mondo, piuttosto perche per parlare del suo mondo doveva parlare di Camorra" El Pais  
L'Unità
28 May 2006  

Napoli come Gomorra la cruda realtà in metafora

Colpisce la capacità di raccontare i fatti di cronaca cogliendone allo stesso tempo il valore simbolico. il limite sta nella visione a senso unico. Dove la parte migliore del popolo campano?



Una ragnatela di donne, uomini tradizioni si sviluppa intorno a un luogo considerato come società, come mondo. Il luogo è fisico ma è anche un luogo della mente, raccontato da un'angolatura intenzionale, con passione. Si intitola GOMORRA l'esordio di Roberto Saviano , scrittore nato a Napoli ventisette anni fa. Il libro, a prima vista, potrebbe anche sembrare solo un approfondimento - un testo comunque sconvolgente- sull'organizzazione criminale un tempo nota come "camorra", oggi come "Sistema". La testimonianza di chi , quasi per miracolo, è riuscito a tenere gli occhi aperti senza finire accecato di fronte all'aberrazione bestiale, con sempre maggiore disinvoltura, l'imprenditoria criminale in Campania ai nostri giorni. Cosa riesce a distinguere le storie che racconta Saviano? Bisogna per forza di cose passare attraverso un elenco di particolari e persone, in fondo inessenziali alla descrizione della grande piovra camorrista,che pure abitano il racconto dell'autore: bisogna parlare di Angelina Jolie che ad Hollywood va a ritirare l'Oscar vestita in un completo di raso bianco tagliato ad Arzano da Pasquale, un poveraccio che tutti conoscevano per la sua meravigliosa abilità di sarto ( i cinesi, di nascosto,lo filmavano perché insegnasse alle loro maestranze). Bisogna parlare delle dacie russe e delle ville cinematografiche con cui i boss hanno disseminato l'agro casertano manco fosse Malibù, delle processioni camorriste in armi per i paesi, mitra alla mano- i boss, come anime dantesche, ritti dalla cintola in su- e dei morti ammazzati di fronte al mare, riempiti di sabbia dalla bocca al naso - la loro saliva creava sopra la lingua un cemento soffocante. Bisogna parlare dei fans del generale Kalashnikov , di un prete che non portava la talare, ma i jeans, e che fumava il sigaro senza vergognarsi dei commenti delle donne del paese: si chiamava Peppino Diana e in un mattino di dodici anni fa gli spararono in faccia prima della messa del mattino. Lo andò a raccogliere in sacrestia Renato Natale il primo sindaco comunista di Casal di Principe, "il sindaco che aveva posto come priorità assoluta la lotta ai clan, una di quelle persone che diventano, senza volerlo, dei simboli di una qualche idea di impegno, resistenza, coraggio".

Il suo sguardo non è soltanto un bisturi umanista, poiché lo scrittore non è semplicemente un umanista , e non è nemmeno un ultraumanista : è ciò che la letteratura compie quando si trova di fronte alla realtà- la abbraccia, la pugnala e ne è pugnalata

Bisogna essere capaci di cogliere appieno anche lo sforzo allegorico , di immaginario e insieme di crudo realismo di cui l'autore ci sottopone nel tentativo di non dimenticare niente, assolutamente niente, nessun elemento di quel mondo che prova ad offrirci. Terra perduta, GOMORRA, appunto, dove anche i morti innocenti , quelli stesi da una fucilata occasionale crepano comunque circondati dal sospetto, dove i cadaveri, letteralmente,piovono dal cielo,dai container del porto di Napoli, sul selciato poi bagnato, spruzzato dai getti d'acqua. Le narrazioni cui ci sottopone l'autore coinvolgono categorie differenti. Di Saviano, Giuseppe Genna ha scritto: " Il suo sguardo non è soltanto un bisturi umanista, poiché lo scrittore non è semplicemente un umanista , e non è nemmeno un ultraumanista : è ciò che la letteratura compie quando si trova di fronte alla realtà- la abbraccia, la pugnala e ne è pugnalata". L'errore peggiore sarebbe proprio voler separare e distinguere: leggere GOMORRA come un reportage , o, esclusivamente, come una testimonianza,come fiction,come racconto. Credo sia tutto vero o quasi quello che narra Saviano in queste pagine, la realtà sopravanza di gran lunga l'immaginazione, il mondo che egli rappresenta, pure, è dotato di un'oltranza potente, disarmante. Tutto il male possibile si annida in queste rovine. E' anche un male allegorico. E così, ancora, torniamo al luogo,alle sue macerie:per raccontarlo la parola non può fare solo cronaca,ma deve incarnare veloce e maledire, sfruttare l'invenzione, che ci pare di scorgere a tratti in mezzo al racconto.
Il tempo di GOMORRA, a sua volta,è concentrico.
Il tempo qui è parallelo, il senso del tempo camorrista è egemone, il tempo della storia è soggetto. I boss sanno bene che moriranno uccisi o in carcere. Dalla loro vita, dall'immaginario di chi li venera, hanno escluso il sogno e la potenzialità. Come per il territorio narrato, anche per il tempo c'è dunque necessità di una parola ribelle, in grado di sovvertire e di chiamare a raccolta,di essere scandalo per quella gente maledetta. Tra le pagine più toccanti del libro, allora spicca il ricordo di Pier Paolo Pasolini, una riscrittura forte di quel celebre "Io so". Ancora insurrezionale e inarreso, ancora da tramandare nell'Italia di oggi, dove i numeri parlano, senza possibilità di errore, di una criminalità che miete vittime come in una tragica guerra civile.
Anche per questo motivo, se si può sollevare una critica, quello che forse meritava maggiore evidenza in queste pagine è l'epos umile della gente fiera e onesta, di quel grande popolo campano che, alla ribalta dei media- per questioni di camorra- ci arrivò solo con il terremoto dell' 80, dimostrando però grande dignità e senso dell'onore. Gente di cui pure, ne siamo certi, Saviano è profondamente innamorato. Per questo resta. Per questo continua a vivere al loro fianco a GOMORRA.


di Jacopo Guerriero
28 May 2006
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