"Una realidad que pedía ser contada. Saviano sintió la necesidad de contarla. No porque pensara cambiar el mundo, sino porque para hablar de su mundo debía hablar de la Camorra" El Pais  
Il Riformista
22 November 2006  

Dove eravamo, noi dei media,mentre cresceva la Napoli di Saviano?

Autocritica: c’è voluto un ragazzo di 27 anni per spiegarci cosa stesse accadendo.

Roberto Saviano ci inchioda. Pianta, con crudeltà e rabbia, ferri roventi nelle mani dei media. " E giravo-cosi' scrive su L'Espresso- intorno ad una domanda rivolta ad una potenza impersonale che ha gli occhi dei media, la testa della politica e le sembianze di me stesso:ma dove eravate?".



Già, dove eravamo quando il nuovo apparato della camorra, costruiva , non solo con il sangue, il suo rapporto violento con il territorio,con la gente, con l'economia? Ognuno dei pezzi di questo corpo dovrebbe incominciarsi a guardare dentro e, finalmente, ad autointerrogarsi.
La politica ragioni su sé stessa , lo faccia presto, ma con uguale rapidità incominci a riflettere anche il sistema dei media. Il gioco del capro espiatorio, il tentativo di individuare un colpevole unico,come nei gialli tradizionali,è facile e troppo semplice,appartiene allo schema classico della messa in scena e, soprattutto, trasforma i media in "spettatori " e non in attori in questa vicenda. Possibile che giornali e televisioni non si siano, ancora, posti il problema della loro presenza nel racconto della violenza che cresceva e si costruiva in questi anni? Eppure il materiale narrativo era tutto lì, evidente con la sua scia di sangue,con i suoi morti ammazzati,con la sua arroganza. Dove era questo "oggetto narrativo " nel sistema dei media? Era finito nelle pagine locali dei giornali e nei "servizi" dei telegiornali, affidato alle mani di qualche "precario"che doveva "farsi le ossa"o, dentro le tv, a pochi cronisti specializzati ai quali si chiedeva di non superare i novanta secondi. Abbiamo dovuto aspettare che ce lo raccontasse un "ragazzo" di appena 27 anni fuori dalle logiche del potere dei media troppo occupati dal problema dell'audience o delle copie vendute, interessati a domandarsi: faremo ascolto?Questo "pezzo" è troppo duro? Quante copie si venderanno? E questo nascondere ha un "senso" nella logica nazionale della comunicazione: questa storia, dicono i media,non ci riguarda e non vi riguarda. Accade lontano, in una città barbara attraversata dalle plebi. Lì, in quel luogo distante si svolge una tragedia sanguinaria di cui siamo (siete) semplici spettatori. Con questa impaginazione i media hanno dato al Paese un messaggio drammatico e parimenti rassicurante : è vero, sta accadendo qualcosa ma non preoccupatevi, questo affare non è nostro e voi, nostro amatissimo pubblico, siete fortunati a non vivere in quel paradiso abitato da diavoli ( e chi ha la sfortuna di essere napoletano ascolti la voce dei preoccupatissimi figli e scappi via). Era in maniera quasi paradossale la modernità della camorra ad autorizzare questa distanza. Fuori da Napoli essa perdeva il suo sangue per diventare, per dirla con parole di Saviano capitale "scratchiato", organico al processo di globalizzazione necessario per la politica dell'abbattimento prezzi nella grande distribuzione, utile per la delocalizzazione produttiva,fondamentale per le industrie della modernità. Era una storia difficile da raccontare: bisognava letteralmente vivere nel territorio che la produceva e contestualmente essere in grado di alzare lo sguardo,odorare il sangue e leggere i fatturati per dire:questa storia vi riguarda eccome perché sta attraversando l'intero Paese.

Era una storia difficile da raccontare: bisognava letteralmente vivere nel territorio che la produceva e contestualmente essere in grado di alzare lo sguardo,odorare il sangue e leggere i fatturati per dire:questa storia vi riguarda eccome perché sta attraversando l'intero Paese.

E, allora, il sistema dei media, l'intero sistema,ha pensato che non fosse conveniente sprecare tanta fatica per raccontare una storia così poco rassicurante, così lontana dalle linee editoriali della "leggerezza". Ma, c'è dell'altro. Saviano fa un lungo elenco di nomi che hanno raccontato questa violenza e trasformazione. Sono tutti "irregolari" , nessuno di loro ha patria nel sistema ufficiale dei media. Hanno fatto, fino ad ora, da barriera al loro ingresso le corporazioni, gli ordini professionali, il sistema protetto e familistico degli autori televisivi sempre più barricati nei luoghi chiusi degli studios dove si fa televisione raccontando televisione. La mancanza di qualsiasi seria riflessione fa sì che dentro l'universo dei media Saviano sia utilizzato come uno "stile" piuttosto che come un progetto: bisogna scrivere "alla" Saviano , fare un libro "come" Saviano. Si trasforma il contenuto in forma e ,oplà, il gioco è fatto. Ed è così anche sul tema della scorta. I media italiano hanno, come al solito, lavorato per ondate emotive; brevi e violente. Ondate brevi e violente sulle vicende "personali". Questo ha permesso da un lato, di non aprire nessun dibattito razionale sul modo in cui (tutti) in questi anni (non) hanno raccontato il mezzogiorno e, dall'altro, di passare, con assoluta indifferenza, dalla notizia della scorta ad uno scrittore a quella ad una attraente onorevole di Alleanza Nazionale(tutte e due le vicende hanno avuto l'onore delle prime pagine lo stesso numero dei giorni). E la stampa, bellezza!
E la televisione? Chiusa in un universo autoreferenziale produce sempre più parole e sempre meno immagini sempre più chiacchiere e sempre meno racconti. Da anni, e questo sì come al politica, ha rinunciato a praticare i territori, si è concentrata piuttosto che diffondersi, si è chiusa piuttosto che aprirsi ed è sempre più attenta a quello che succede nell'ufficio accanto o negli altri piani dei suoi palazzi piuttosto che al magma sociale che si agita fuori da lei. Ecco dove eravamo, incapaci di comprendere la realtà - perché questo significava rivedere i modelli narrativi e produttivi, rimettere in discussione statuti e profili professionali, diventare permeabili e precari piuttosto che garantiti e potenti-ce ne siamo fatta una a nostra immagine e somiglianza dove, in nome della "leggerezza" , delle copie e dell'audience abbiamo bandito i conflitti e scelto di raccontare litigi. E abbiamo fatto un patto con la politica:venite nei nostri studi, imparate la nostra lingua e vi faremo parlare con la "gente", costruiremo la vostra "immagine"e, se volete, vi faremo commentare anche partite. Ecco dove eravamo. Ecco dove ero io. Dentro questo corpo separato, protetto non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente,dalle barriere delle guardie giurate e dei cancelli di una delle fabbriche della comunicazione. Nessuno è innocente.


di Francesco Pinto
22 November 2006
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