"Roberto Saviano non ha paura di andare a indagare su scala mondiale" Cynthia Fleury, L’humanité  
La Stampa
23 November 2006  

Saviano la voce di dentro

La testimonianza: lo scrittore che ha raccontato la camorra e vive scortato, parla alla radio: “Mi è più facile capire quel mondo, feroce ma chiaro. Dall’altra parte quante parole vuote”.



Roberto Saviano parla. Lo ascoltiamo per primi, ma fra pochi giorni potrà farlo chiunque , alla radio. La sua voce arriva da dentro. Dal chiuso della sua vita sotto minaccia e sotto scorta, dopo lo sgarro del romanzo-inchiesta GOMORRA. Dalla lancinante interiorità della nuda voce- via la mediazione giornalistica e televisiva, via anche lo schermo della scrittura, rimangono pure onde sonore che sono anche onde emotive. E' una voce che arriva dentro la sua, fondo scuro con lampi di disperata ilarità, lo slancio giovane dei suoi 27 anni e una spossatezza eterna, l'orgoglio e insieme la disperata fatica di raccontare. Non altro e d'altri: se stesso. Saviano parla a noi che siamo fuori ,da dentro il "Sistema" della vita in terra di camorra ,dove anche chi denuncia è "embedded", è cresciuto intorno a quei valori e dentro quell'orizzonte stretto. Dice di se quando, nella prima puntata della serie NAPOLI:dentro il Vulcano creata con Daniela Bosso e in onda su Radio3 da lunedì racconta della "poesia cruda" di tre coraggiosi gruppi rap (uno dei quali "non dice mai "camorra" e "Scampia", due parole ormai sgualdrinesche dopo che le cronache hanno parlato di queste guerre") e di che cos'è l'amore oggi a Napoli, in tempo di "guerra vera". E dice di sé quando scompone il sistema camorristico nei suoi fattori economici e umani. E ovviamente quando erutta tutta la sua fiducia nella parola come strumento per comprendere il proprio tempo , e per incidere sul proprio tempo ( e sfiducia verso la letteratura che non si confronta con la realtà e parla d'altro, forse di niente) .Ma la puntata in cui l'identificazione è davvero potente, perfino ringhiosa, è quella sui "ragazzini di Sistema", dentro la camorra e mai davvero fuori. Dall'esterno, è attualità: dall'interno, la condizione permanente della vita (morte inclusa). Sogni, mitologie, riferimenti sono identici a quelli di tutti i ragazzini di Italia , dice Saviano: solo che " da queste parti qualsiasi moto di crescita, per appropriarsi di qualcosa, implica entrare in un clan,con piccole mansioni, di palo, di spallone". Minorenni che come tutti sognano soldi, una vacanza, il successo,e quasi vivessero sotto dittatura si ritrovano il destino deciso: possono cercarli solo nei clan e nelle paranze, i gruppi di fuoco. Sapendo che in fondo al percorso c'è o la galera o la morte. Qualcuno però riesce ad uscire dal Sistema: e qui il racconto radiofonico di Saviano ha un drammatico giro di vite ( e di vita).

Lui dice:dentro le regole sono crudeli ma si gioca a carte scoperte , fuori invece dominano falsità e strumentalizzazioni. Sono paradossalmente innocenti, quei minorenni, che hanno gestito capitali, comandato bande, controllato quartieri, forse ucciso: "Vogliono quello che non vorrebbe nessun altro ragazzo, cioè una vita serena , e invece trovano un mondo meno armato ma più feroce".
E loro non sanno fingere , non sanno decodificare chi specula sulla solidarietà, non sanno leggere visi che non lasciano trapelare le emozioni. Ecco la pistolettata: " L'ho vissuto anch'io. Quando da scrittore mi sono occupato di camorra, era molto più facile per me avere a che fare con quel mondo, molto più chiaro e diretto benché più pericoloso e violento: immediatamente capivi l'interlocutore, come funzionava la cosa. Dall'altra parte invece il subdolo gioco del bel pensiero , le parole vuote di democrazia e libertà e altre idiozie che ti vengono ripetute quotidianamente... Allora senti che qualcosa non va e ti senti innocente, persino io mi sono sentito innocente nel momento in cui fuoriuscivo dal mondo della camorra che avevo scelto di raccontare: era un mondo identico all'altro , ma era il midollo delle cose, è come se avessi passeggiato sull'elica del DNA dell'economia della ferocia, del potere".
Nel mondo esterno "i ricchi senza rischi" (Saviano cita Berlusconi), nella camorra i boss che muoiono e fanno morire, e allora "il loro fascino ti entra dentro". Penetra in chi non può che essere "dentro" e da lì scagliare fuori la propria voce.


di Giovanna Zucconi
23 November 2006
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