"Roberto Saviano demonstrates that the Camorra (...) is doing just fine in the globalised economy" Economist  
Corriere della Sera Magazine
02 November 2006  

Caro Saviano, secondo me lo scrittore impegnato è un esibizionista

La camorra ha davvero paura di un libro?L’autore di CON LE PEGGIORI INTENZIONI non vuole che il suo amico e collega sia scambiato per una specie di Madre Coraggio. Per una questione di stile.

C' eravamo accordati all'inizio della scorsa estate per un piccolo tour nelle sue terre. Io e Roberto Saviano. In quella circostanza mi avrebbe mostrato i suoi posti e avremmo parlato un po' di letteratura , discorrendo sulle mille cose che ci distinguono e sulle microscopiche affinità. Tutto questo per il settimanale che ci avrebbe ospitato, o altrimenti per NUOVI ARGOMENTI (nella cui redazione io e Saviano ci siamo conosciuti).



Avevamo ironizzato sul fatto che gli abiti adatti all'abbisogna me li avrebbe forniti lui. Tale idea nasceva dalle nostre convergenti esigenze. Lui era un po' irritato di essere stato percepito da una certa stampa superficiale come una sorta di Madre Coraggio. Io dal chiacchiericcio di alcuni nostri trascurabili colleghi che, durante una serata mondana, per esorcizzare il lutto del successo di vendite e di critica di Saviano, avevano liquidato GOMORRA come un ottimo reportage assai ben informato. Poi ci si è messa la camorra,e il nostro progetto è naufragato. A scanso di equivoci vorrei contestare la teoria espressa la scorsa settimana su Magazine dal mio benefattore Antonio D'Orrico secondo cui la letteratura sarebbe riuscita, attraverso Saviano,laddove solitamente le istituzioni falliscono: infliggere un colpo alla camorra. A intuito darei più credito alle istituzioni ed un po' meno ai libri. Non sono un intenditore di camorra ma dubito che essa si lasci turbare da una cosa inutile e bella come la letteratura. Credo che la camorra si sia svegliata a causa del successo di GOMORRA, di alcune esternazioni di Saviano e di un'esposizione mediatica che infastidirebbe qualsiasi organizzazione criminale. Tutto qui. Ecco perché quella scorta mi sembra la questione meno interessante della vicenda,anche se emotivamente la più spettacolare.
DIO, COME GLI INVIDIO L'EUFORIA.
Ciò che mi preme è lo stile. In nome del quale è forse venuto il momento di dimenticare la camorra. C'è chi accusa la scrittura di Saviano di enfasi, di sciatteria e di un eccesso di ripetizioni. Molti sprovveduti credono che "scrivere bene" sia la prerogativa necessaria per essere definiti scrittori. In realtà è l'ultima delle qualità importanti, e talvolta può essere addirittura di intralcio per uno di quei pochi autori che la natura ha fornito del dono. Guardate la Francia di oggi: è piena di gente che scrive bene, ma avesse uno scrittore degno della sua tradizione. Chi ha tante cose da dire, le dice e basta, con foga pasticciona (penso a scrittori del passato come Stendhal o a pittori accusati di non saper disegnare, come Tintoretto). Chi può negare che Saviano abbia un sacco di cose da dire e che la sua scrittura frammentaria e quel tono da cronista euforico (Dio solo sa quanto gli invidio quell'euforia!) sia magistralmente consustanziale al disegno di GOMORRA.
Quale disegno?
Quello di delimitare i confini di un inferno in cui i demoni curano i propri affari in un modo così puntiglioso e scientifico che verrebbe voglia di rimettere in discussione tutti i tutti i laceri clichè sui campani. Ma ecco che anch'io mi smarrisco nei fascinosi labirinti di GOMORRA.
Torniamo al punto.
Le cose che contano per chi scrive sono essenzialmente tre: ritmo, tono, visione.
Per darvi l'idea del ritmo della frase di Saviano e del suo tono vorrei offrirvi un esempio: " La coca si è emancipata dalla categoria di sballo, diviene sostanza usata durante ogni fase del quotidiano, dopo le ore di straordinario, viene presa per rilassarsi, per avere ancora la forza di fare qualcosa che somigli a un gesto umano e vivo e non solo a un surrogato di fatica. La coca viene presa dai camionisti per guidare la notte, per resistere ore davanti al computer, per andare avanti senza sosta a lavorare senza nessun tipo di pausa. Un solvente della fatica, un anestetico del dolore,una protesi alla felicità".
Anzitutto notate come la cadenza di questa frase sia perfettamente sincopata: nessuna interruzione, nessuna incertezza, abolizione del superfluo. Tutto in Saviano deve essere naturale:ogni ricercatezza suonerebbe come una stonatura rispetto alla nudità che i fatti reclamano.

 

Qualcuno ha affermato che Saviano flirta con il male, mostrandosi talvolta persino simpatetico. E lo ha detto come se fosse un difetto. Ma a ben pensarci questa è la qualità oscura di GOMORRA.

 

D'altra parte tutto viene raccontato senza partecipazione,come un dato di fatto che non merita di essere giudicato. Qualcuno ha affermato che Saviano flirta con il male, mostrandosi talvolta persino simpatetico. E lo ha detto come se fosse un difetto. Ma a ben pensarci questa è la qualità oscura di GOMORRA. Saviano raccoglie la lezione della Arendt secondo cui per comprendere il male bisogna sapere che esso ci riguarda, che esso e normale e talvolta perfino seducente. Altrimenti perché così tanta gente lo praticherebbe? Per capire di cosa è fatta la merda bisogna affondarci dentro le scarpe. Quelle di Saviano si sono completamente inzaccherate. Questo sodalizio con il male- solo talvolta interrotto da frustrate di sentimentalismo-dona a GOMORRA un tono oscillante tra la scabrezza di chi se ne frega del giudizio etico e certi commoventi istanti di abbandono.
Ma torniamo alla frase incriminata. Guardate come dopo aver spiegato come la cocaina abbia cambiato statuto sociale, Saviano usi tre immagini enfatiche per illustrarci la condizione di chi ne fa un uso abituale. "Un solvente alla fatica,un anestetico al dolore, una protesi alla felicità". Tre istantanee che esprimono l'artificiosità del subumano stato del cocainomane.

 

Ho un'idea calvinista del successo: lo ottiene chi lo merita. C'è una ragione per cui Saviano ne ha avuto così tanto rispetto a coloro che si sono cimentati con lo stesso tema. E questo motivo è l'altissima intensità della visione.


UN'IDEA CALVINISTA DEL SUCCESSO
Ho un'idea calvinista del successo: lo ottiene chi lo merita. C'è una ragione per cui Saviano ne ha avuto così tanto rispetto a coloro che si sono cimentati con lo stesso tema. E questo motivo è l'altissima intensità della visione. Lui è uno dei pochi scrittori italiani ad averne una. Quando Saviano vinse il Premio Viareggio, una giornalista, stravolgendo un mio giudizio, chiese a Saviano: "Ma è vero che Piperno dice che lei è un mitomane?". Saviano mi chiamò e mi disse che ci mancavano solo gli amici a rompere i coglioni. Anche se ben presto la sua furia si sciolse in una risata. A tutt' oggi sono pronto a sottoscrivere il giudizio di allora. L'impegno civile in letteratura è una forma di esibizionismo che non mi scalda (eppoi lo trovo così esteticamente diseducativo!).Credo che esista qualcosa di più vero della mesta e banale verità dei fatti. Ed è quella che chiamerei la verità della visione, a cui ogni scrittore aspira ma che pochi raggiungono e solo attraverso il distorcente diaframma del mito. Saviano proprio perché ciò che dice è vero è un costruttore di miti. Perché, anche se può sembrare una mediocre banalità, non c'è nulla di più epico della verità. Dal che si evince che la mitomania è la griffe di un artista: ciò che rende inconfondibili i mondi di Scorsese e Tarantino : ciò che trasforma un fatto trascurabile in un'avventura emblematica. Il regno di Saviano gli appartiene completamente,è totalmente suo, ha confini che lui ha delineato e che solo lui può violare. Tale piccolo regno ha una sua legge, un profumo inconfondibile,un'ermetica autosufficienza nonché una sua specifica, pietrificata verità. Non è questo ciò che chiediamo alla letteratura?


di Alessandro Piperno
02 November 2006
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