Baricco, chi rosica per Saviano
di Luca Mastrantonio
Possiamo capire i giornalisti meridionali che fanno un lavoro più oscuro e più rischioso, spesso, di Roberto Saviano. Raccontano la cronaca nera, in zone difficili, senza scorta e senza gloria. Ma che Alessandro Baricco, assiso nel suo piccolo regno sabaudo della Scuola Holden, ostenti di preferire il film di Garrone al romanzo Gomorra, continuando a dare un giudizio grottescamente negativo, è sintomo di disonestà intellettuale, Culturale, Letteraria. Disonesto, d'altronte è nel lamentarsi - nell'intervista al Corriere della sera - di un eccesso di capacità di narrazione in ogni settore della vita sociale italiana.
E' grazie a grandi affabulatori come lui - Baricco affabula - che in Italia tutto, anche il cibo, è diventato oggetto narrativo. E quando parla di un esordiente di talento puro come Paolo Giordano, molto bello, dice, il libro, ne ha letto metà perché l'ha dimenticato sull'aereo, tralascia i problemi che ha avuto alla scuola Holden. Dove vanno i macellai e i professionisti con l'hobby della narrazione.
Ma torniamo a Saviano. Per Baricco, il romanzo ha un eccesso di narrazione e un difetto di informazione. Scusi? Il modello di Baricco, dunque, più di Junter Thompson o William Lagewienshe - che con Saviano ha duettato al Festival Internazionale di Ferrara e che è una guest star della Holden - evidentemente, è il Cis Viaggare Informati. Il romanzo come guida turistica, il romanzo non di formazione ma di informazione. E dai romanzi di Baricco, che informazioni si traggono? Non sappiamo, li abbiamo dimenticati sull'aereo e abbiamo solo brutti ricordi. Ma dalle sue interviste si capisce che ha una sconsiderata considerazione di sé e merita di diventare il presidente onorario del club di quelli che, come si dice a Roma, "rosicano", per il successo di Saviano.
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