16 June 2008
Processo Spartacus, l'ora della verità
I giudici della prima sezione della Corte d'Assise di Appello di Napoli sono in camera di consiglio per la sentenza di secondo grado che potrebbe asstestare un durissimo colpo al clan dei Casalesi, dopo un iter giudiziario fatto di silenzi, ambiguità e misteri, culminato con le minacce a Roberto Saviano, Rosaria Capacchione e al giudice Cantone. Grande la tensione in aula, il boss Schiavone se la prende con le telecamere
Lo chiamano maxiprocesso, come quello che nel 1987 mandò alla sbarra il gotha della mafia siciliana. Ma se ne parla molto meno, da mesi. Se non fosse stato per Roberto Saviano, l'autore di Gomorra, il processo Spartacus sarebbe una breve di poche righe sui giornali locali. Invece, pur a corti di grandi clamori mediatici, senza un minimo interesse dal mondo politico, e con un cammino pieno di ostacoli, misteri e ambiguità, il dibattimento contro l'ala più spietata e criminale della camorra sta per vedere la sua prima sentenza. I giudici della prima sezione della Corte d'Assise di Appello di Napoli, guidati dal presidente Raimondo Romeres, si sono ritirati in Camera di consiglio per emettere la sentenza di secondo grado del processo Spartacus contro boss e gregari del clan dei Casalesi. La Corte dovrà pronunciarsi, tra l'altro, sulla richiesta di conferma di 16 ergastoli inflitti in primo grado a esponenti del clan, tra i quali, lo storico boss Francesco Schiavone, detto "Sandokan", Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto 'e Mezzanotte e i superlatitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. La lettura della sentenza è prevista per mercoledì o giovedi prossimo, e l'atmosfera è già tesissima. Non vi è stata oggi la replica da parte del sostituto procuratore generale Francesco Iacone, ma prima che i giudici si ritirassero in Camera di consiglio ha preso la parola in videoconferenza dal carcere dell'Aquila il boss Schiavone. Il boss si è opposto alle riprese video e agli scatti dei fotografi, entrati nell'aula bunker autorizzati dalla corte, a patto però che non riprendessero gli imputati. "Non voglio essere ripreso da Telekabul, non sono un animale in gabbia", ha detto Schiavone.
La sentenza, ma soprattutto lo stralcio che riguarda gli omicidi e le guerre di camorra, potrebbe dare un duro colpo al clan. Eppure non è stato ancora redatto a ruolo il troncone che tratta dell'associazione, degli affari, dei rapporti con l'imprenditoria, che resterebbe così lettera morta, pur essendo il cuore dell'inchiesta, e che riguarda in tutto circa novanta imputati quasi tutti a piede libero. Per trasmettere ai giudici d'appello i 550 faldoni contenenti gli atti del procedimento fu utilizzato, nel novembre 2006, un furgone blindato. La sentenza di primo grado della seconda Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere venne messa al 15 settembre 2005, dopo undici giorni di camera di consiglio e otto anni di dibattimento. La Corte, presieduta dal giudice Catello Marano, comminò 95 condanne, 21 delle quali all'ergastolo, e provvide a 21 assoluzioni. Le motivazioni alla base del verdetto furono scritte dal giudice a latere, Raffaello Magi, che racchiuse tutto in 3.187 pagine, un lavoro paragonabile solo a quello del maxi processo contro la mafia.
Nel corso della breve udienza di stamattina l'intero collegio di difesa ha dichiarato la propria opposizione alla richieste di riprese video e di fotografie avanzate da numerosi giornalisti italiani e stranieri, presenti per la prima volta in questo processo, in seguito alla enorme risonanza provocata da recenti agguati ai danni di collaboratori di giustizia, e loro familiari ed imprenditori che hanno denunciato il racket. A far salire la tensione, anche le minacce ricevute dallo scrittore Saviano, dalla giornalista del Mattino Rosaria Capacchione, e al giudice Raffaele Cantone, nello scorso marzo, quando i boss Francesco Bidognetti e Antonio Iovine (latitante) fecero arrivare una sorta di diffida ai tre, che fu letta in aula dai loro difensori, un atto intimidatorio di inaudita gravità, che ebbe però pochissimo risalto mediatico. Anche per questo va sottolineata la presa di posizione di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21. "Il processo Spartacus si sta avvicinando alle ultime battute. Nei giorni scorsi i principali media
nazionali e la Rai in particolare hanno annunciato iniziative straordinarie in occasione della sentenza" ha detto Giulietti, invitando i media ad occuparsi del caso. "Ci auguriamo che, al di la del giusto risalto che sarà dato al momento conclusivo, i riflettori possano essere accesi anche su quei
movimenti, quelle associazioni, quei magistrati, quei giornalisti e quei cittadini che hanno continuato a fare il loro dovere e ad opporsi quotidianamente -conclude Giulietti- contro ogni forma di criminalità, di illegalità, di abuso".
Nel frattempo continua l'attività investigativa delle forze dell'ordine contro il clan dei Casalesi. Oggi è stato arrestato dai carabinieri il latitante Giousè Fioretto, 45 anni, cognato della collaboratrice di giustizia Anna Carrino. La donna è l'ex compagna del boss Francesco Bidognetti, ed è autrice di una serie di appelli contro la camorra. Fioretto, secondo i carabinieri, era considerato il cassiere dei Casalesi, ed era ricercato in base ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari il 7 aprile scorso, accusato di associazione mafiosa e illecita concorrenza mediante violenza o minaccia.
Alessandro Chiappetta
16 June 2008