«Processo Gomorra», tiratori scelti sull'aula bunker di Poggioreale: giovedì la sentenza
In attesa della sentenza il quartiere vive ore tese con ispezioni nelle fogne e metal detector per cercare ordigni
NAPOLI - Tiratori scelti sui tetti e sui balconi. Ispezioni nelle fogne, per tutta la notte.
Metal detector per cercare ordigni, cani per fiutare esplosivi. Divieto di parcheggiare in tutta la zona del carcere. In questo clima, ieri mattina, si è svolta nell'aula bunker di Poggioreale l'ultima udienza del processo di appello ai casalesi, il processo Spartacus. Si temevano attentati, segnalati da alcune informative dei servizi segreti: attentati con bombe o autobombe, in particolare. Per questo carabinieri e polizia si sono mobilitati: un centinaio di uomini, da domenica pomeriggio, hanno perlustrato palmo a palmo l'area intorno al carcere e al tribunale. Controllate anche le condotte fognarie, perché un ordigno avrebbero potuto piazzarlo anche lì. All'alba i tiratori scelti si sono sistemati sui terrazzi e sui tetti tutt'intorno al carcere; alle auto è stato impedito di parcheggiare nelle strade circostanti. Tutto è filato liscio, ma i controlli continueranno fino alla sentenza, prevista per giovedì mattina. Il motivo di tanta apprensione sta in alcune telefonate anonime arrivate lo scorso maggio ai centralini di alcuni uffici giudiziari: venivano preannunciati attentati ai tribunali di Santa Maria Capua vetere, Napoli e Marano, dove è in corso un processo che vede coinvolti alcuni familiari del pentito Domenico Bidognetti, cugino di Francesco.
L'udienza di lunedì, fissata alle 9.30, è cominciata in ritardo anche a causa dell'insolita presenza di giormalisti. La sentenza che potrebbe sancire il carcere a vita per i principali boss della camorra casalese incuriosisce anche francesi e tedeschi. Pochi gli imputati presenti in aula; alcuni erano collegati in videoconferenza, tra cui «Sandokan ». Proprio Francesco Schiavone era tra i più infastiditi dalla presenza dei giornalisti; collegato dal carcere dell'Aquila, è andato via quando la corte (presidente Raimondo Romeres, giudice a latere Maria Rosaria Caturano) ha acconsentito a far entrare telecamere e fotografi: «Siccome non sono una fiera da gabbia, rinunzio ad assistere all'udienza». «Sandokan» è uno dei sedici imputati per i quali il pg Francesco Iacone ha chiesto la conferma dell'ergastolo; la richiesta riguarda anche Francesco Bidognetti, Giuseppe Caterino, Mario Caterino, Cipriano D'Alessandro, Raffaele Diana, Antonio Iovine, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone «Cicciariello », cugino omonimo del capoclan, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Michele Zagaria, Vincenzo Zagaria, Alfredo Zara. Mario Caterino, Diana, Iovine e Michele Zagaria sono latitanti. Nel processo di appello, cominciato un anno e un mese fa, gli imputati sono 36. Cinque posizioni sono però già state definite nei mesi scorsi con un concordato: il carcere a vita è stato patteggiato, in cambio dell'ammissione della responsabilità, in quattro condanne a 30 anni di reclusione (Francesco Biondino, Antonio Di Gaetano, Giorgio Marano, Giuseppe Papa) e una a 28 anni di reclusione (Orlando Lucariello). Altre sei posizioni riguardano i collaboratori di giustizia: Romolo Corvino Dario De Simone, Franco Di Bona, Alberto Di Tella, Giuseppe Quadrano, Carmine Schiavone
Titti Beneduce
