23 July 2006
La camorra vista da vicino
Le organizzazioni segrete, lo sanno bene i lettori dei grandi romanzi ottocenteschi d'avventura, possono avere molto di affascinante, come disse Sciascia parlando della mafia e delle opere letterarie e cinematografiche che essa ha ispirato.
Molte di esse sono peraltro accettate da sempre dal potere, e solo se superano certi margini le si combatte. C'è chi le fonda per rafforzare l'influenza di un gruppo, di una parte della società e della sua economia, e chi vi aderisce o le tollera per interesse o per timore. La camorra è una di queste, e sembrava, rispetto alla mafia più sregolata e rispetto alla ‘ndrangheta più metropolitana. Il libro di Roberto Saviano dimostra il contrario: l'organizzazione è cresciuta e nonostante le sue guerre interne controlla affari miliardari e non solo di droga, in Italia e nel mondo e non solo in Campania. Di tanto in tanto le sue "guerre" per il controllo di un territorio e cioè di un mercato, suscitano una reazione collettiva di disgusto e di insofferenza, con i loro morti e le loro violenze a catena. E' successo a Scampia nello scorso inverno e tutti ne hanno parlato. Ma la provvisoria eccitazione dei giornali e delle televisioni non vede mai molto lontano. Il libro del giovane Roberto Saviano, napoletano ventisettenne, fa eccezione non solo per la conoscenza dell'argomento, frutto di un accanimento e di una perseveranza invero rari, e di una entrata in gioco comprensibile, in chi è nato e cresciuto in zona di camorra e vuole scavare nella sua natura e nelle sue leggi: la curiosità è la molla della conoscenza. Della volontà di capire un "regno del male" cinico e trucido per scoprirne, denunciarne il vero volto e per combatterne il dominio. Ma Gomorra fa eccezione anche per la sua ambizione letteraria. Quel che Saviano persegue è una conoscenza e una documentazione sicure e la descrizione di situazioni anche inedite, ma anche una scrittura adeguata, che sappia rendere la complessità e la durezza della questione affrontata e che possa reggere il confronto con i grandi modelli dei giornalisti-scrittori o degli scrittori-giornalisti del passato e soprattutto di oggi, da Kapuscinsky a Langewiesche.
La diversità delle messe a fuoco aiuta a capire meglio il fenomeno ma può anche diluire l'impatto della rappresentazione e della denuncia, ma questo è un limite di generosità e non di avarizia; e di puntigliosa volontà di accostare il lettore in più modi, tutti però adeguati, a un argomento di cui si fa finta di sapere e non si sa.
Saviano ha costruito sapientemente e con inesausta tensione un'inchiesta-romanzo, un romanzo-collage vasto e robusto, a più tasselli incrociati, scritto in modo nervoso e coinvolgente. La diversità delle messe a fuoco aiuta a capire meglio il fenomeno ma può anche diluire l'impatto della rappresentazione e della denuncia, ma questo è un limite di generosità e non di avarizia; e di puntigliosa volontà di accostare il lettore in più modi, tutti però adeguati, a un argomento di cui si fa finta di sapere e non si sa. Il porto, le donne, il modello organizzativo ("Sistema" lo chiamano i camorristi), le diramazioni all'estero (il capitolo su Aberdeen, Scozia), la composizione sociale (i boss istruiti e "borghesi", per esempio), i giovani attratti o travolti, le collusioni politiche(l'unico argomento su cui Saviano sembra non aver scoperto abbastanza), la storia personale dell'autore (il bellissimo capitolo che intreccia le storie del generale Kalashnikov, inventore della macchina più micidiale di tutte, con quella del proprio padre ), le ricchezze da edilizia e da discarica, i modi di vita dei boss diventati nababbi, i modelli hollywoodiani che diventano per i camorristi proverbi, i personaggi da racconto e da romanzo di una quotidianità turbata e torbida. E soprattutto "la guerra" in un capitolo destinato alle antologie del futuro, e che vale da sé dieci libri: una straordinaria, terribile e impressionante cronaca quotidiana su cosa è stata e su chi ha coinvolto "la guerra" di Scampia e Secondigliano. Morto per morto, giorno per giorno. Ma se la "guerra di Scampia" ha colpito i nostri media è stato per la concentrazione di tanti morti in poco spazio e tempo perché ogni giorno o quasi nell'aversano, nel casertano, in Campania, a Napoli, da anni e anni c'è uno stillicidio di morti che la stampa nazionale neanche registra. Attraversa infine il libro la preziosa e ossessiva denuncia dei legami che intercorrono tra la "buona" e la "mala" vita, tra l'economia legale e quella criminale, tra il piccolo territorio devastato della "Campania Felix" e i grandi mercati della contraffazione e della droga, insomma quella cosa che ci stiamo abituando a chiamare economia globale o anche, talvolta,economia criminale globale. "Profitto, business, capitale. Null'altro" è la base della morale camorristica, ma solo di quella? E " il potere come principio di tutti i rapporti". Il successo di questo libro (che ha vinto il premio Viareggio) è del tutto meritato, ma ha anche qualcosa di scandaloso il modo in cui tutti all'improvviso sembrano accorgersi di questa realtà e che essa non è una forma di arretratezza bensì di modernità, che i boss sono anche e soprattutto imprenditori,che la fascinazione della violenza e della morte è una componente forte del reclutamento di giovani nella camorra, che l'economia criminale è in molte nazioni indissolubile e qui da noi potrebbe diventarlo. GOMORRA è un libro che fa data per tutti questi motivi ed altri ancora. ( Il capitolo più commovente è quello sulla uccisione nel 1994 da parte del gruppo camorrista del boss chiamato Sandokan di Don Peppino Diana, ed è a uno scritto di Don Peppino che Saviano ha preso il titolo GOMORRA: è giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra").
di Goffredo Fofi
23 July 2006
