Da Bombay a Scampia
Vikram Chandra e Roberto Saviano su letteratura e criminalità
Due scritture a confronto,due realtà che si specchiano l'una nell'altra.
Una stretta di mano, un sorriso, qualche parola scambiata in inglese: Vikram Chandra e Roberto Saviano si sono conosciuti ieri in un albergo romano. Saviano arrivava da Milano, con un ritardo che gli ha impedito di partecipare alla presentazione della serata finale del Festival Internazionale delle Letterature, dove stasera saranno protagonisti. Due libri, Giochi sacri e Gomorra, stesso editore, Mondadori, diverse storie unite da un sottile filo, quello del sangue, colore simbolo di mafia e camorra; due città, Napoli e Bombay.
SAVIANO Ho letto il romanzo di Chandra e mi sono stupito di trovare una forma letteraria così simile alla mia. Anche nei temi abbiamo molte affinità. Non sembrano esserci barriere di emisferi.
CHANDRA Ho avuto la copia pilota di Gomorra (a settembre uscirà negli Stati Uniti per la Farrar Strauss, ndr). Ormai le organizzazioni criminali sono internazionali e hanno una visione aziendale del crimine. Siamo di fronte a imprenditori che allargano ovunque i loro affari loschi. All´inizio degli anni ´90 un alto funzionario della polizia di Bombay, che poi è diventato mio amico, mi diceva che uno dei problemi sarebbe stata la mobilità internazionale del crimine. Mi fece un esempio usando un mito della nostra tradizione, l´Idra dalle mille teste: ne schiacci una e ne salta subito fuori un´altra. Una metafora per dire quanto si era impreparati a fronteggiare questa entità. Oltretutto i servizi segreti sono piuttosto riluttanti a passare informazioni ai colleghi di altri paesi.
SAVIANO Vorrei sottolineare un altro elemento comune: la formazione del boss. Sia in India che nell´Italia del Sud essi seguono un´etica che definirei cinematografica. Il boss si identifica con Scarface, cercando di creare intorno a sé un´aura leggendaria, epica. E l´epica è la caratteristica che - me ne sono accorto leggendo Giochi sacri - rende i due racconti globali e simili. È la letteratura ad avvicinare le due scritture, la cronaca pura e semplice li allontanerebbe. Il lettore si deve ritrovare in quello che legge, quello che accade non accade solo a Scampia o a Mumbai, non è un mondo altro, ma è quello in cui vive. Ecco, l´affinità tra me e Chandra è anche questa, l´umanizzazione delle storie. L´elemento religioso è molto forte sia per Ganesh Gaitonde, il gangster indiano descritto da Chandra, che per i clan di camorra di cui parla Saviano.
CHANDRA La religiosità è un elemento fondamentale della malavita. Ho incontrato uno dei capi del racket e gli ho domandato: ma come diavolo fai, tu che sei vegetariano, che pratichi lo yoga, a uscire e ammazzare? «Era tutto già scritto», è stata la sua risposta, «sto svolgendo il ruolo che mi ha affidato Dio». Un vero self service della religione. Il crimine organizzato dovrebbe essere laico ma nessuno di loro rinuncerebbe mai ad una rappresentazione teatrale. Come il boss di Bombay di qualche tempo fa che è riuscito a farsi eleggere e ora ha un seggio in Parlamento. Quando ti deve parlare si affaccia dal balcone, che una volta era un semplice terrazzino, adesso ci sono le statue di tutte le divinità più importanti dell´India. Così si sente in buona compagnia. Quattordici anni fa durante i disordini e gli attentati che sconvolsero il paese anche tra i capimafia c´erano distinzioni religiose: uno era il protettore dei musulmani, l´altro era indù ma ora tutto si è normalizzato e l´unico vero Dio sono i soldi.
SAVIANO I boss napoletani sono religiosi, ma al massimo livello: sono calvinisti. Hanno l´ossessione dell´investimento, dell´articolazione economica del loro potere. Chandra parlava di un gangster che, nonostante uno stile di vita diciamo esemplare, esce e uccide. In questi giorni si è riaperta la faida a Scampia dove gli Spagnoli, vincenti, hanno preso tra le loro fila alcuni dei Di Lauro. Come garanzia hanno chiesto l´eliminazione degli amici. Che sono infatti stati massacrati "in amicizia", dentro un´automobile, nei luoghi che conoscevano. È l´orrore della tragedia greca. E, anche se sembro monotono, è la nuova, terribile epica.
Gaitonde il protagonista di Giochi sacri assomiglia a Bernardo Provenzano, con un suo codice, una sua moralità; in Gomorra ci sono tanti clan che formano una struttura mutante, un Sistema in continua evoluzione. Quali sono le differenze?
CHANDRA La mafia in India ha cambiato nome adesso c´è la Company, l´azienda che si occupa, per esempio, di mantenere i collegamenti con l´industria del cinema. Non molto tempo fa è uscito un film che si intitolava Realtà e parlava di un ragazzetto che si era trovato invischiato nell´universo della mala: ha vinto un premio importante e il giorno della premiazione sul palco si è presentato il fratello di uno dei più potenti boss del paese. È un circolo vizioso e vischioso: la forza della narrazione usata per denunciare il male e il cattivo che addirittura consegna il riconoscimento. Le mie sorelle lavorano nell´industria cinematografica, sono sempre sotto ricatto; il cinema è tradizionalmente in India il portafoglio della malavita. C´è anche un fenomeno nuovo nella "vecchia mafia": gli adepti non vengono più pescati negli strati poveri della popolazione. I giovani che entrano nell´Organizzazione a volte hanno studiato all´Università. Come due fratelli della Company. Uno si è laureato in ingegneria a Londra e lavora con strumenti ad alta tecnologia, ancora estranei al nostro paese. I primi satellitari, computer, sistemi di trasferimento di fondi da un posto all´altro appartengono ai boss. Lo Stato è sempre tre passi indietro.
Chandra: La mafia in India è un'azienda e fa affari con il cinema.
Saviano:Gli scrittori fanno paura.I boss si sentono violati perchè io li racconto
SAVIANO Ancora un´analogia: i boss del clan dei Casalesi sono tutti figli di proprietari terrieri, sono borghesi; il clan dei Nocerino ha interpellato esperti della Sorbona per tutelare i propri interessi in Borsa. Augusto La Torre studia psicanalisi. Sono tutti all´avanguardia tecnologica. Quando trovarono Francesco Schiavone, detto Sandokan, scoprirono i suoi appalti nel Pc. In Italia la criminalità è un moltiplicatore di profitto, non più un sistema parassitario come poteva essere la mafia tradizionale. Gli avvocati quando difendono gli imprenditori "perseguitati" sostengono in tribunale che «la loro vera colpa è solo il potere economico». Nelle intercettazioni si discute esclusivamente di profitti e investimenti. In una, in particolare, sulla vicenda dei rifiuti, c´è un boss che si definisce un Re Mida al contrario: trasformava tutto in mondezza. Leggendo Chandra mi sono reso conto che in India è molto più chiaro il concetto che la mafia è un´organizzazione imprenditoriale. Da noi nessuno definirebbe un camorrista imprenditore, eppure è così. L´immaginazione collettiva sulla camorra, sul Sistema come ormai si definisce, è deformato dalle fiction degli anni Settanta. La cultura della morte unisce Napoli e Bombay?
CHANDRA La filosofia di base è: «Ho dovuto farlo fuori»; c´è un detto popolare che recita: «Quando vieni annegato dall´acqua, prima fai fuori». La morte è l´atto finale, è la firma di un contratto, è una faccenda di costo, ricavo e perdite.
SAVIANO L´ordinarietà della morte coincide con la mia vita, sono nato a Napoli. Ridurre tutto alla definizione "tanto sono bestie sanguinarie" non basta. La morte è una sottrazione, rispetto ad una ferrea logica economica. Ricordo una telefonata tra il capozona di Scampia e un sicario, preoccupato di aver fatto fuori la persona sbagliata. Alla domanda: «Com´è andata?» rispose: «Ho dovuto buttare le scarpe altrimenti sporcavo tutto di sangue». La cultura della morte è fondamentale, rende tutto più fascinoso, istintivo, è il controcanto alle regole non scritte del capitalismo: tempi feroci, veloci, rapaci. Roberto Saviano, dopo la pubblicazione di Gomorra è stato minacciato e gira sotto scorta, recentemente Salman Rushdie ha ricevuto altre minacce. Gli scrittori sono pericolosi?
CHANDRA Sono un simbolo di pericolosità, perché insultano la presunta dignità di qualcuno. Che poi sono i boss, machi per definizione, i quali si pavoneggiano in questa virilità esagerata, si sentono lesi nella loro maestà. Sono ben ambientati nelle fiction.
SAVIANO Lo scrittore è il simbolo della pericolosità perché non svela nulla ma diffonde; il lettore sceglie e facendo questo protegge lo scrittore. Mi hanno insultato chiamandomi buffone, il boss Di Lauro ha ordinato di non leggermi. Si sentono violati perché io li racconto. Dopo la mia intimidazione ce n´è stata un´altra, a Lirio Abbate, in Sicilia. Loro si alimentano del silenzio, la letteratura fa paura al crimine organizzato».
di Alessandra Rota
21 June 2007
