"A Bracy look at the evil of the Mafia"
Joseph D. Pistone aka Donnie Brasco
 
Panorama
19 June 2008  

Processo ai Casalesi: ergastoli confermati ai boss di Gomorra

Un duro colpo al clan di Gomorra. Il secondo grado del processo Spartacus si è concluso oggi con la condanna all'ergastolo per i boss del clan camorrista di Casal di Principe. Confermati tutti i 16 ergastoli inflitti in primo grado ai boss del clan dei Casalesi, il cui controllo economico e criminale del territorio era stato descritto nel best seller di Roberto Saviano.



Tra le altre, la Corte d'Assise di Napoli ha confermato le condanne per Francesco Schiavone, detto "Sandokan", Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il massimo della pena e' stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D'Alessandro, Raffaele Diana (latitante), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Diana, Francesco Schiavone, detto "Cicciariello", Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Confermata in gran parte la sentenza di primo grado. ‘'La sostanza" ha detto il pg Francesco Iacone, rappresentante dell'accusa "è confermata, tranne qualche punto che mi riservo di valutare. Le attenuanti generiche sono state concesse solo agli imputati che hanno ammesso i fatti e hanno confessato''.
Il primo grado del processo, chiamato "Spartacus" dal nome dello schiavo che si ribellò ai Romani, durò sette anni, con 21 ergastoli e 95 persone condannate complessivamente. Il secondo grado è durato invece tre anni e ha confermato gran parte delle tesi dell'accusa. In aula ad ascoltare la sentenza c'era anche Saviano, che ha commentato: "è una vittoria dello Stato, della procura antimafia e anche di tanti cronisti che hanno lavorato nell'ombra. Ma credo sia soltanto l'inizio".

Durante il processo, che lo scrittore aveva paragonato per importanza al maxiprocesso contro Cosa Nostra, Saviano, la cronista de Il Mattino Rosaria Capacchione e il giudice Raffaele Cantone erano stati minacciato pubblicamente in una lettera letta dagli avvocati dei boss. Francesco "Sandokan" Schiavone, il capo dei Casalesi, da dietro le sbarre dell'aula bunker di Poggioreale aveva minacciato giornalisti e operatori televisivi: "Non sono un animale in gabbia, non voglio essere ripreso da Telekabul".
Oggi, giorno della sentenza, è stato rubato solo il motorino di un cronista davanti all'aula bunker. Ma nei giorni scorsi i Casalesi avevano fatto sentire la loro voce coi proiettili: erano stati assassinati Domenico Noviello, imprenditore che si era ribellato al pizzo e doveva testimoniare, Michele Orsi, ex socio in affari dei Casalesi che voleva collaborare con la giustizia. E ferita la nipote di Anna Carrino, la compagna di Francesco Bidognetti, accusata di aver tradito il clan.

"Il mio pensiero" ha detto a proposito Roberto Saviano ai giornalisti, dopo la lettura della sentenza "va a tutti i caduti che in questi anni hanno avuto un'attenzione solo locale, oppure nessuna attenzione ed ai magistrati che sono stati in prima linea nel silenzio dei mass-media".
Per l'autore di Gomorra "è importante che si stia parlando molto dei casalesi, è importante la presenza della stampa internazionale, ma è anche importante comprendere che non si tratta di solo di un processo del Sud o di un processo all' ala criminale del clan ma di un'apertura su un mondo imprenditoriale potentissimo, riguarda anche il nod-Italia".

 


Emanuele Rossi
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