09 September 2008
Un cazzotto che fa riflettere
Da Mantova, Roberto Saviano ci ha dato un salutare cazzotto in faccia, di quelli che fanno male, ma segnalano in tempo e nell'unico modo possibile un pericolo sottovalutato. Sono pugni che fanno male anche a chi li dà. Perciò dobbiamo ringraziare Roberto, abbracciarlo e fargli forza. Subito dopo però dobbiamo riflettere seriamente sulle cose che dice, senza fermarci a guardare il suo dito che indica la luna: la luna che indica è piena e splendente, anche noi possiamo vederla se giriamo lo sguardo da quella parte.
E' fatta di giornali che stanno apertamente, impunemente, provocatoriamente dalla parte della criminalità e non da oggi; che si fanno strumento e protesi della violenza criminale; che celebrano i boss come benefattori; che conducono campagne contro chi collabora con la giustizia, e magari ricevono pubbliche sovvenzioni.
Dice Saviano: qualcuno dovrebbe fare qualcosa. Mi ricorda una cosa che ha fatto candidamente osservare il nostro presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che domani compie 90 anni tondi (auguri, presidente!) a proposito del giudice di Gela messo alla berlina da un giornale perchè dopo otto anni non aveva scritto la motivazione di una sentenza e così alcuni mafiosi erano stati scarcerati. "Possibile - ha chiesto Scalfaro - che in otto anni nessuno dei suoi superiori si fosse accorto che non aveva scritto la motivazione?".
E noi, possibile che non ci accorgiamo di certe cose? Di quei giornali e della inammissibile discriminazione di cui è rimasto vittima. Quando uno scrittore civile come Saviano cerca di affittare una casa a Napoli e viene trattato come un appestato da bravi e onesti cittadini, dobbiamo reagire, indignarci (se ancora ne siamo capaci), chiederci se è possibile rassegnarsi al fatto che queste cose accadano, se a Napoli comanda la camorra o la pubblica autorità . Dovremmo indignarci con chi gli dice "non ti vogliamo" o gli chiede: "chi te lo faceva fare?" E dobbiamo indignarci con noi stessi giornalisti, che diffidiamo di lui perchè non riusciamo a stabilire quanto sia scrittore e quanto giornalista , che lasciamo correre giornali che celebrano la violenza, che apprendiamo da lui che ci sono centinaia di cronisti minacciati dalla criminalità organizzata. Non è una notizia che ci può lasciare indifferenti dopo le sincere lacrime che abbiamo versato per Anna Politovskaja e per i giornalisti uccisi nel Caucaso o in Turchia... Dobbiamo aprire gli occhi, guardare e avere il coraggio di fare qualcosa. Per rompere questa indifferenza, abbiamo deciso di fondare insieme, FNSI e Ordine dei Giornalisti, un osservatorio sui giornalisti minacciati o sotto scorta. A proposito, se Roberto Saviano non ha la tessera di giornalista, non sarebbe il caso di dargliela ad honorem?
*consigliere nazionale FNSI
di Alberto Spampinato
