La bellezza e l’inferno

Roberto Saviano - La bellezza e l'infernoA chi gli chiedeva perché avesse scritto “Gomorra” Saviano rispondeva: “Che cosa può fare, uno scrittore? Molto. Ha un’enorme responsabilità: far sentire le storie che sceglie di raccontare, quel sangue, quei morti, come qualcosa che appartiene al lettore russo, svedese, cinese… Io ho scelto di non scrivere né un saggio né un romanzo, ma di unire i due fiumi in un unico letto, per aggiungere al rigore della cronaca, delle notizie vere con i nomi e tutto, l’ approccio della leggibilità. Non volevo far evadere il lettore, ma invaderlo con quelle notizie, coinvolgerlo tutto.

Nelle nostre società puoi anche scrivere, produrre, urlare, ma è quando varchi la linea del silenzio, e raggiungi molti, che incidi. È allora che la letteratura fa paura al potere, al potere criminale. È allora che il libro diventa un pericolo per quel potere. E che tu diventi un bersaglio.

C’ è una cosa in cui credo molto: raccontare è resistere. Dopo Gomorra, mi chiedono: perché scrivi sempre di sangue, di violenza? Ma chi conosce la bellezza della libertà, e della libertà di vivere o amare, non sopporta il puzzo del compromesso, della corruzione, della devastazione della propria terra. Qualcuno diceva: esiste la bellezza, ed esiste l’inferno. Io vorrei, se posso, rimanere fedele ad entrambi”.

 

Sinossi:

“La bellezza e l’inferno” è una raccolta scelta di scritti e articoli apparsi in questi anni sui media italiani e internazionali.

Il libro ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c’era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che intervistò Saviano nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent’anni ha dovuto guardare in faccia l’assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.

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