Perché pisciamo su luoghi simbolici, che dovrebbero essere luoghi della memoria

murale_siani_615x340"Abbiamo bisogno di una mano, il luogo dove Giancarlo Siani fu ammazzato adesso è un angolo sporco dove ci pisciano i cani".

Ricevo da Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985, questo messaggio scritto da una amica di Giancarlo.

Il messaggio continua con l'invito a visitare questo sito  che raccoglie fondi per un murale che raffiguri Giancarlo sorridente proprio nel luogo in cui è stato ammazzato.

Spero il progetto si realizzi, soprattutto perché non è possibile leggere frasi come questa: "Il luogo dove Giancarlo Siani fu ammazzato adesso è un angolo sporco dove ci pisciano i cani" senza pensare che lo Stato abbia definitivamente perso la sua battaglia culturale contro la camorra.

Indagini, arresti, operazioni, sequestri sono gocce se la rivoluzione non è prima di tutto culturale.

Si potranno vincere piccole battaglie, ma la guerra sarà inesorabilmente perduta fino a che le strade e le piazze dove hanno perso la vita vittime della camorra non saranno luoghi della memoria, fino a che le istituzioni (sindaci, governatori e ministri) non si impegneranno in prima persona a rendere queste piazze e queste strade luoghi simbolo di una città che senza dimenticare vuole voltare pagina, fino a che i blindati dell'esercito con militari che impugnano armi, faranno la loro comparsa solo dopo che il sangue è stato versato.

E abituiamoci a non fare più distinzioni tra sangue innocente e sangue colpevole, il sangue è sangue e la morte è morte, che a perdere la vita sia un camorrista o una persona perbene a fare le spese è la democrazia.

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