“Un vuoto dove passa ogni cosa”: politica, letteratura e vita

passaggio_in_ombra_615x340Di Mariateresa Di Lascia conosciamo "Passaggio in ombra" che nel 1995, ovvero un anno dopo la morte della sua autrice, vinse il Premio Strega.

La vita di Mariateresa Di Lascia, assai breve, è morta a soli 40 anni, è stata però piena, di quella pienezza che piace a me. Una pienezza fatta di impegno, di consapevolezza, di rapporti personali, di lotte anche impopolari. Di opinioni non facili da sostenere. Di politica e di scrittura.

È uscito da pochi mesi, per le Edizioni dell'Asino, "Un vuoto dove passa ogni cosa", interventi, articoli, lettere e racconti di Mariateresa Di Lascia. Un amico me lo ha fatto avere e lo ringrazio tantissimo perché questa lettura ha arricchito la mia vita.

E il libro mi è arrivato con una introduzione inaspettata che mi ha spinto a leggerlo senza indugio. È di Goffredo Fofi e queste sono le prime righe e le ultime:

"Non ho trovato la recensione di "Passaggio in ombra" che scrissi nel 1994 o 1995 quando uscì da Feltrinelli, sorpreso dalla forza di un romanzo che affrontava nodi familiari e culturali, storici e sociali importanti con una sorprendente maturità. Non era certamente l'opera di un letterato come ce n'erano e ce ne sono tanti, esprimeva una ricerca e un vissuto, dimostrava una maturità davvero insolita per un'esordiente - anche se si trattava di una persona, come ci diceva il risvolto con la tradizionale notizia sull'autore, che aveva molto vissuto e molto lottato.

Lo considero ancora uno dei capisaldi del romanzo italiano di quegli anni e lo vedo, pur con la sua differenza, vicino all'opera di due scrittrici napoletane più segnate di lei dalla storia della città, Fabrizia Ramondino, venuta prima, ed Elena Ferrante, venuta dopo (loro più metropolitane, lei più ampiamente meridionale, e "contadina").

Non era possibile rimediare, Mariateresa era morta, e me ne venne un rimpianto di non averla conosciuta che si accrebbe quando fui chiamato a presentare il libro, a Napoli dove ero di casa, insieme a un grande amico e maggiore, Gustavo Herling, e c'erano sua moglie Lidia e sua figlia Marta testimoni di una lunga amicizia con Mariateresa, c'era Sergio D'Elia, il compagno con cui aveva diviso le battaglie di "Nessuno tocchi Caino", che interrogai a lungo su di lei a presentazione conclusa, a un tavolino di un bar di piazza Dante.

Come era stato possibile che non l'avessi conosciuta? mi chiesi. Prestavo di solito molta attenzione a ciò che si muoveva in quella città così amata e vissuta, e in cui avevo lottato anch'io con tanti amici e con tante amiche, da Vera Lombardi a Fabrizia Ramondino alle ragazze della Mensa Bambini Proletari di Montesanto a tante ostinate e pugnaci compagne, di formazione intellettuale ma anche davvero "di base", eppure Mariateresa non l'avevo conosciuta. [...]

Grazie ai testi raccolti da Antonella Soldo (in "Un vuoto dove passa ogni cosa") abbiamo la piena coscienza di ciò che abbiamo perduto, ma abbiamo un modo per rimediare, non solo contribuendo alla loro diffusione, ma soprattutto ragionandoci sopra in rapporto a quello che ancora possiamo e dobbiamo fare, nel segno di un radicalismo esigente e tuttavia il più possibile puro, e cioè liberato dai ricatti della politica e dalla miseria di un pensiero che non sappia farsi carne e cioè azione, cambiamento intimo di ciascuno e cambiamento collettivo".

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